Proteste
Irregolarità denunciate dai tecnici
Nessun avviso di garanzia per i funzionari che avevano segnalato l’illegittimità degli atti dell’amministrazione
FOLLONICA. Era quasi la fine del 2004 quando una donna si era presentata negli uffici di Follonica del Consorzio Etruria e aveva firmato il preliminare di compravendita di due appartamenti, due delle foresterie dell'ippodromo. Prima di mettere la sua firma su quel contratto però, le era stato detto che si sarebbe dovuta iscrivere alla Club house. Lei, e anche tutti i suoi familiari che avrebbero utilizzato quelle foresterie. Meno di due anni dopo, i contratti firmati erano saliti a 19.
Ora, tutto quello che è successo all'ippodromo lo chiarirà la magistratura. Ma anche la politica, che dovrà in qualche modo rendere conto ai consiglieri di Follonica che dovranno difendersi dall’accusa di lottizzazione abusiva. Sessantuno rinvii a giudizio ma nessun tecnico responsabile degli uffici Urbanistici di Comune e Provincia coinvolti. Eppure, l’inchiesta della Procura sull’ippodromo di Follonica parte tutta da atti che escono da quegli uffici. Convenzioni, protocolli, allegati e delibere. «Non ci sono nemmeno i tecnici responsabili della verifica di legittimità degli atti, i segretari generali, che necessariamente hanno preparato le varie delibere approvate, indicate come illegittime dai magistrati - dice Roberto Barocci del Forum ambientalista che sulla questione aveva presentato un esposto dopo che l’inchiesta era stata archiviata dal giudice Pietro Molino - La risposta è banale anche se può sconcertare: tutti gli uffici, indistintamente, avevano segnalato ai rispettivi amministratori le irregolarità e le illegittimità nascenti sia dalla realizzazione di così tante abitazioni in zona agricola, che dalla loro vendita sul mercato».
Facendo un passo indietro di diversi anni, anche la giunta provinciale, presieduta da Lio Scheggi, fece arrivare le prescrizioni al Comune di Follonica. Prescrizioni che parlavano chiaro: le casette dell’ippodromo erano foresterie, punto e basta. E non potevano essere vendute.
«Fu anche proposto il ricorso al giudice amministrativo per ottenere l'annullamento delle delibere del consiglio comunale di Follonica - spiega Barocci - perché già allora l'Ufficio riteneva che fossero state chiaramente violate le prescrizioni date dalla Regione e dalla Provincia di Grosseto».
Succede un altro fatto singolare, in quegli anni: Rifondazione comunista, che nel 2006 subirà la cacciata di due assessori che quell’operazione l’avevano bocciata, chiede un parere al segretario generale della Provincia sul termine «utilizzabile». E cioé, se questo poteva essere considerato un sinonimo di «vendibile». Segretario era Felice Strocchia. La sua risposta fu «no». Ma nonostante il via vai di carte tra Grosseto, Follonica e Firenze, l’operazione era andata avanti e nel 2006 la giunta guidata da Claudio Saragosa aveva votato la nuova convenzione con Follonica Corse Cavalli, inserendo, appunto, il concetto di Club house. «Quell'affare non poteva essere impedito dalle forze locali, disse davanti a testimoni nel 2006 un consigliere, oggi indagato - ricorda Barocci - L'allora sindaco Bonifazi, che avviò l'operazione, e il segretario provinciale dei Ds, oggi Luca Sani, il quale si vanta nel suo sito di conoscere bene le vicende della nostra provincia, potrebbero svelare quali rapporti esistevano sulla vicenda ippodromo, tali da giustificare le clamorose spaccature avvenute in quegli anni, sia all'interno del loro partito che nel centrosinistra».
I tecnici, quindi, non entrano in questa vicenda per un motivo molto semplice: agli occhi della magistratura, loro, non hanno responsabilità. Sono loro stessi, nella prima parte dell’indagine, quella poi archiviata per prescrizione, a spiegare ai carabinieri, allora organo di polizia giudiziaria di quest’inchiesta, che i pareri che avevano rilasciato all’amministrazione sulla preconvenzione prima e sugli atti successivi poi, non erano stati recepiti. L’amministrazione, allora, decise che quel documento era delicato, e che sarebbe stato meglio che a scriverlo fosse un avvocato. Così è stato.
«Tutti a Follonica sappiano chi doveva essere il beneficiario dell'operazione, oggi indicato anche dai magistrati inquirenti - aggiunge Barocci - ma un altro interrogativo inquietante si pone: oggi si chiamano in causa i consiglieri che approvarono alcuni atti nel 2001, ma perché la stessa Procura archiviò nel 2008 le inchieste penali, quando le prescrizioni non pesavano sull'operato del 2006 della giunta Saragosa? Il sindaco non volle modificare le convenzioni, scadute in quell'anno, con la Follonica Corse Cavalli e le rinnovò con un atto portato in consiglio, anch'esso oggi ritenuto illegittimo dalla stessa Procura. Perché le indagini di allora non presero in considerazione quello che oggi è considerato fonte di possibili reati, ma molto probabilmente già in prescrizione?». Interrogativi che troveranno forse risposta in questa nuova inchiesta.
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