Attenzione
L’allarme suonato da Rifondazione
È stato l’unico partito a dire no alla vendita delle case e allo sconto sugli oneri di costruzione al Consorzio Etruria
FOLLONICA. Quando il messo comunale si presentò davanti all’assessore all’Immigrazione, all’innovazione e alla solidarietà Paolo Gianardi, con l’atto che annunciava il ritiro delle sue deleghe da parte del sindaco Saragosa, ci fu un attimo di imbarazzo. L’uomo abbassò la testa, quasi si scusò. Lo sapevano tutti, in Comune a Follonica, che lo strappo con Rifondazione comunista, l’uscita dalla giunta di due assessori, Gianardi appunto e Fabio Elmini e il passaggio dalla maggioranza all’opposizione dei consiglieri comunali Mimmo Fiorani ed Enrico Calossi, si era consumato tutto sulla vicenda dell’ippodromo. Su una delibera, la 61 del 24 luglio 2006. I comunisti, allora, furono gli unici a dire che no, non si poteva fare. «Facemmo un sopralluogo al cantiere - ricorda Mimmo Fiorani - e i lavori erano in ritardo. Per noi quella sarebbe stata l’occasione per mettere un punto alla faccenda ippodromo e chiedere che venissero pagati gli oneri di costruzione e che le foresterie non potessero essere messe in vendita. Ai nostri assessori, per tutta risposta, furono tolte le deleghe».
È un racconto corale quello che i protagonisti di quelle settimane di fuoco fanno oggi, a distanza di oltre sei anni e con un’indagine che si è conclusa con 61 indagati. I loro nomi nella lista di chi è stato raggiunto dall’avviso di garanzia, non ci sono. «La vittoria più grande - dice il piombinese Paolo Gianardi, ex assessore di Prc - è stato il fatto che l’abbiamo condivisa tutti, è stata una vittora collettiva. Io ed Elmi fummo cacciati, i consiglieri passarono all’opposizione ma il nostro partito fece quadrato e sposò la nostra posizione». Tra i Ds, invece, non successe la stessa cosa.
La spaccatura nell’allora partito di maggioranza ci fu, e fu profonda. Una spaccatura che si giocava tutta su due parole: club house.
«Fu introdotto quel concetto la prima volta nel 2006 - aggiunge Gianardi - quello significava dire che le case si sarebbero potute vendere. Ma per noi le cose non stavano così. Non avevamo gli strumenti per stabilire se quella delibera configurasse un illecito penale, ma dal punto di vista politico era inaccettabile, per noi, votare un atto del genere». Nessuno ha rancore nei confronti di nessuno.
Nessuno, ancora oggi pensa che la convenienza sia stata di chi era seduto in consiglio o in giunta.
«L’unica cosa che abbiamo detto tante volte e che torniamo a dire oggi - aggiunge Roberto Barocci, nel 2006 segretario di Prc - è che le foresterie devono ora tornare al Comune e diventare case di edilizia popolare».
Un’idea che non sembra peregrina, visto che di contratti ne sono stati sequestrati anche dalla magistratura che ha indagato gli acquirenti per il reato di lottizzazione abusiva. Ma come si faceva, viene da domandarsi, a decidere di vivere dentro un ippodromo? «La risposta è semplice - aggiunge Gianardi - quelle case furono acquistate anche da giovani coppie di Follonica perché costavano meno. Il prezzo del terreno era agricolo, e gli oneri di costruzione abbattuti. In media si poteva risparmiare più del 30%».
francegori
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