La manifestazione
L’abbraccio all’assessore di Siena e della Maremma
Contradaioli, rappresentanti delle istituzioni e gonfalone del Comune di Scarlino per l’ultimo saluto a Letizia Franchina nella chiesa dell’Onda, dove era cresciuta
SCARLINO. C’era la nebbia ieri mattina a Siena. Una sfumata velatura di grigio che dava alle vie della Città del Palio un’aria malinconica, adatta per un addio. E sono stati in molti quelli che ieri hanno raggiunto la piccola chiesa di san Giuseppe, nella contrada dell’Onda, per dare l’ultimo saluto a Letizia Franchina.
«Letizia significa gioia, serenità – dice il prete dal pulpito – e lei l’ha dimostrata per tutta la vita, nonostante i problemi che ha dovuto superare». Al fianco del sacerdote senese c’è anche don Franco Cencioni, vicario del vescovo di Grosseto, che ha portato il saluto della comunità maremmana visto il grande interesse che Franchina ha dimostrato per questa terra nel suo ruolo di soprintendente prima e assessore poi.
In costume storico poi c’è anche un dipendente del Comune con il gonfalone di Scarlino, dietro cui sono schierati a testa china la giunta, i “suoi” dipendenti dell’ufficio cultura, quelli delle Bandite e Marcello Nucci, «il suo menestrello», come lo chiama il sindaco Maurizio Bizzarri.
Sono le 10 e la nebbia si fa più fitta.
Il cielo è grigio e l’aria sempre più fredda. La chiesa è gremita e là davanti c’è la bara con sopra la bandiera dell’Onda. Un’altra bandiera biancoazzurra poi la tiene ben salda con rigorosa fermezza un contradaiolo, anche lui in costume storico. Franchina, da brava senese, è sempre stata un tutt’uno con la sua contrada. Seduti nelle prime file ci sono il marito insieme ai due figli, scaldati dall’abbraccio di cordoglio di parenti, amici e colleghi. Gli scarlinesi si accodano, per poi tornare al proprio posto con la testa china. Sono stati anni incredibili quelli passati con la Franchina. Anni di idee, iniziative e divertimento. Due mandati da assessore alla Cultura hanno lasciato un segno indelebile nella memoria del piccolo paese maremmano, tra Carriere del 19, viaggi nel gemellato Comune tedesco di Gerolzhofen e ristrutturazioni varie. In Maremma comunque Franchina era un nome già noto, vista l’attenzione che il suo occhio di soprintendente ha sempre rivolto verso questa zona. Le mura di Grosseto, la costa e gli affreschi: tracce di storia che continuano a vivere grazie anche al suo contributo. I funerali terminano dopo poco più di un’ora. La nebbia è sempre lì, ad accompagnare la processione come il tocco in più che un artista vuol dare all’immagine per renderla ancor più triste. Il feretro viene portato al cimitero monumentale di Siena, a due passi dalla chiesa di san Giuseppe. È l’ultimo viaggio, l’ultimo arrivo di una figura straordinaria, che nella sua vita, nel corpo e soprattutto nella mente, un traguardo non se lo è mai dato.
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