Il Tirreno

Grosseto

Tutela della lepre italica il progetto della Provincia

di Gabriele Baldanzi
Tutela della lepre italica il progetto della Provincia

Amministrazione e cacciatori insieme per la gestione della specie La dottoressa Giorgia Romeo coordina il piano di ripopolamento

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. In Maremma è la principale sfida gestionale per il mondo venatorio: la difesa della lepre italica. Da qualche anno la Provincia di Grosseto, in collaborazione con l’Ispra, ha avviato un progetto di monitoraggio sanitario e studio della distribuzione della Lepre italica (lepus corsicanus) sul territorio. Ogni anno nei mesi di gennaio e febbraio vengono organizzate iniziative per proseguire nelle indagini anche genetiche, delle popolazioni di lepre italica. Alle operazioni possono partecipare tutti i cacciatori. E’ gradita quindi qualsiasi proposta a titolo di volontariato. Per molti cacciatori può non essere semplice distinguere una lepre italica da una lepre europea, eppure le differenze sono ben chiare per un esperto.

La lepre italica – o macchaiola come la chiamano in Maremma – è simile nell'aspetto generale alla lepre comune Lepus europaeus, ma ha forme relativamente più slanciate. La lunghezza “testa–corpo”, la coda, il piede posteriore e, soprattutto, le orecchie sono più lunghe, mentre il peso medio degli adulti è inferiore di circa 800 grammi a quello della più nota “sorella” europea. Il progetto di studio sulla distribuzione e monitoraggio – portato avanti dalla dottoressa Giorgio Romeo - è basato su un preliminare studio ambientale dell'area e della consistenza delle popolazioni di lepre presenti desumibile da tutti i dati in possesso di Provincia e Atc. In seguito sono stati fatti e sono tutt'ora in corso censimenti nel territorio, compreso quello a divieto di caccia. I censimenti sono attuati con utilizzo del faro in ore notturne su percorsi campione delle aree oggetto di indagine. Dal 2004 sono stati fatti vari tentativi di cattura, in aree dove la presenza era stata accertata, con il successivo trasferimento temporaneo degli esemplari catturati presso una specifica recinzione, a Civitella Marittima.

«La validità di Lepus corsicanus come buona specie – spiega la dottoressa Romeo - è stata confermata solo di recente grazie a più complete analisi morfologiche e alle moderne tecniche di analisi genetica. La lepre italica è stata per lungo tempo trascurata, ritenendo che ormai si fosse perduta a seguito di inquinamento genetico per le ripetute immissioni di Lepus europaeus a fini venatori».

Oggi la Lepre italica si presenta in genere con basse densità di popolazione (meno di 5 soggetti ogni 100 ettari) nelle aree dove è consentito l’esercizio venatorio, mentre in alcune zone protette vengono stimate densità di circa 20-30 soggetti/100 ettari.

«Uno dei principali problemi di conservazione delle popolazioni di Lepre italica nei territori di caccia è rappresentato dalla notevole difficoltà di riconoscimento rispetto alla Lepre comune (soprattutto a distanza e con l’animale in fuga) e, quindi, dall’estrema difficoltà di rendere eventualmente efficace un divieto di caccia alla Lepre italica in presenza di entrambe le specie».

Gli ambienti preferiti sembrano essere quelli rappresentati da un’alternanza di radure (anche coltivate), ambienti cespugliati e boschi di latifoglie. Rispetto a Lepus europaeus la Lepre italica sembra meglio adattata ad un bioclima di tipo mediterraneo. Nel portare avanti il progetto un ruolo importante ce l’hanno da anni quei cacciatori che hanno scelto di collaborare con l’Ufficio Caccia.

«È stata compresa – conclude la Romeo - l’importanza di salvaguardare un patrimonio faunistico così rilevante come quello di una specie autoctona. Registriamo un’assunzione di responsabilità da parte del mondo venatorio, a partire dal fatto che i cacciatori aderenti al progetto hanno accettato un piano di formazione e una pianificazione del prelievo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca