Il Tirreno

Grosseto

Ippodromo: indagate 3 giunte comunali

di Francesca Gori
Ippodromo: indagate 3 giunte comunali

Sessantuno gli avvisi di garanzia notificati per la convenzione tra l’amministrazione e la società che gestisce l’impianto

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FOLLONICA. La bufera che avrebbe cambiato completamente il volto della politica, nella città del Golfo, è gonfiata giorno dopo giorno a partire dal 2005, da quando la Procura fece arrivare il primo stop alla compravendita degli appartamenti dell’ippodromo dei Pini. Una bufera che si è alimentata di atti, che da una nuvola bianca è diventata un temporale che ora rischia davvero di far saltare un sistema che, alla fine, non è mai decollato. Ieri mattina, a Follonica, mentre il sindaco Eleonora Baldi incontrava i giornalisti dopo aver saputo dei nuovi avvisi di garanzia, grandinava. Chicchi grandi, che ricordavano quelle 167 foresterie, appartamenti di varie metrature che dovevano essere vendute o affittate soltanto a chi faceva parte del mondo dell’ippica e che invece, per un articolo della convenzione tra amministrazione e società che gestisce i Pini, potevano finire sul mercato immobiliare senza troppi riguardi. Senza stare a guardare se quelle casette colorate che si affacciano sulla pista dei Pini finissero poi nelle mani di chi con il mondo dell’ippica avesse davvero qualcosa a che fare o se invece, visti i prezzi appetibili, potevano essere acquistate anche da chi in un impianto come quello non ci aveva mai messo piede.

Ieri sono arrivati gli avvisi di garanzia, sessantuno, contestualmente alla conclusione delle indagini della procura, guidate dal Procuratore capo Francesco Verusio, insieme ai pm Stefano Pizza e Salvatore Ferraro.

La Procura, già nel 2005 qualche dubbio lo aveva sollevato, bloccando i contratti che erano stati stipulati fino ad allora. Poi l’anno scorso, l’atto finale prima di questa grandinata di avvisi di garanzia, caduti sulla testa di tre sindaci, Emilio Bonifazi, Claudio Saragosa ed Eleonora Baldi, di tutti i consiglieri comunali che nelle varie giunte hanno votato le delibere sullo schema di convenzione con l’ippodromo, tutti gli assessori, che a quegli atti hanno lavorato. E ancora, i tre presidenti del Consorzio Etruria che si sono succeduti negli anni, Armando Vanni, Luigi Minischetti e Riccardo Sani. Ma anche una ventina di persone che a vario titolo avevano già firmato i contratti preliminari per l’acquisto di quelle foresterie. Due le ipotesi di reato: abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva. L’abuso d’ufficio è stato contestato soltanto all’attuale giunta e l’avviso di garanzia è stato consegnato per ora al sindaco Eleonora Baldi e a tutti i suoi assessori (Maria Luisa Bernardi, Davide Novelli, Donatella Rapezzi, Francesca Stella e Stefano Viviani, l’ex vicesindaco che ha lasciato la giunta qualche mese fa). Nel 2010 infatti, la storia delle casette dell’ippodromo non era ancora conclusa, nonostante la prima delibera incriminata riporti indietro di dieci anni. Settantanove, il numero della delibera che ha dato nuovo impulso all’inchiesta e che riguarda ancora lo schema di convenzione con la società Follonica Corse Cavalli, la società che gestisce l’ippodromo. In quella delibera infatti, il Comune è accusato di aver “limato” la prescrizione della Provincia, che disponeva che «per gli alloggi della foresteria, la convenzione dovrà prevedere l’utilizzo solo da parte del personale addetto al centro ippico e non l’alienazione, l’affitto o comunque l’uso a terzi». Ma nella nuova convenzione, veniva introdotta una novità: e cioè che quegli alloggi potevano essere utilizzati dai soci della Club house, senza specificare chi fossero e soprattutto quali requisiti sarebbero stati necessari per associarsi. La delibere adottata dalla giunte precdenti a quella guidata dalla Baldi, in tribunale, c’erano già finite nel 2008. E anche allora, il giudice per le indagini preliminari Pietro Molino aveva dichiarato illegittime le delibere precedenti, archiviando però, per decorrenza dei termini, il procedimento. Ma se fino a qui, l’inchiesta della magistratura tiene insieme, sotto il reato di lottizzazione abusiva, cartolare in questo caso, amministratori, presidenti del Consorzio e della società dell’ippodromo e anche chi quelle casette ha cercato di acquistarle, per contestare il reato d’ufficio i pm Salvatore Ferraro e Stefano Pizza, insieme al Procuratore capo Francesco Verusio, mettono in risalto un altro aspetto: ovvero il fatto che il Consorzio Etruria e la società Follonica Corse Cavalli avesse ricevuto un ingiusto vantaggio, con un abbattimento degli oneri di urbanizzazione di quasi 850mila euro. La conclusione della Procura è semplice: l’area dove è nato l’ippodromo è stata trasformata in un’area residenziale, «in palese contrasto con lo specifico vincolo urbanistico di destinazione e con il correlato divieto di frazionamento previsti dal Piano Regolatore Generale del Comune di Follonica». Pochi giorni fa, il presidente della società che gestisce l’ippodromo aveva chiesto il dissequestro di alcune foresterie per portare avanti il piano industriale legato al rilancio dell’impianto del Golfo. Un rilancio che dopo l’ultimo atto di questa indagine, sembra oggi allontanarsi un’altra volta.

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