Il Tirreno

Grosseto

«Forse non vale la pena andare avanti»

di Paola Villani
«Forse non vale la pena andare avanti»

L’amarezza del sindaco Baldi: dalla telefonata della guardia di finanza al silenzio del suo predecessore Saragosa

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FOLLONICA. Chiudere definitivamente con la politica e lasciarsi tutto alle spalle. Ieri mattina la telefonata della guardia di finanza di Follonica ricevuta da Eleonora Baldi (con la quale veniva avvertita della notifica di fine indagini riguardante la vicenda ippodromo), ha avuto un peso differente rispetto a quelle del passato. La Baldi ha voluto subito incontrare la stampa, stavolta la notizia l’ha data lei per prima. Dalle sue parole traspare lo stato d’animo con cui ha accolto l’avviso di garanzia: «disorientata» perché «forse non vale la pena», e non è più tempo di fare politica. Al momento della sua discesa in campo sicuramente non si aspettava di incorrere in tanti ostacoli, rischiando di finire davanti a un giudice per rispondere di presunti reati penali per due inchieste differenti. «Dobbiamo abbandonare la politica, nell’amministrare non c’è più certezza delle certezze». Che qualche problema doveva essere risolto lo aveva messo in conto, come ogni persona che mastica di politica sapeva che le patate bollenti in un Comune sono all’ordine del giorno: ma che potesse accadere tutto quello che è successo nel giro di tre anni non lo aveva sicuramente neppure immaginato. Così ieri mattina il sindaco si è trovata coinvolta nell’ennesimo terremoto giudiziario, per altro a soli tre giorni dall’udienza preliminare che la vede protagonista insieme all’assessore al personale Francesca Stella, e a quattro dirigenti comunali, dove si deciderà se rinviarla a giudizio per le accuse di abuso d’ufficio e falso ideologico, riscontrate su atti relativi alla riorganizzazione del personale. «Il disorientamento è forte - dice - dice - mi pare che oggi la politica sia intimorita e condizionata. La domanda che oggi mi pongo è quale sia la strada giusta, perché gli atti che abbiamo fatto sono stati animati sempre da obiettivi di legalità e di legittimità. Ogni volta l’idea è stata quella di dare un contributo per risolvere le questioni». «Abbandonare la politica», ecco cosa ha pensato appena saputo di essere indagata: lasciare tutto, andarsene e tornare alla vita di prima. «Affronteremo una cosa per volta, non voglio passare come una vittima, non mi sento demolita nel mio ruolo», dice ancora. E nonostante abbia ereditato molte vicende dal passato, non punta il dito contro chi prima di lei ha ricoperto la carica di primo cittadino. «Le amministrazioni sono sempre in continuità, non sono delle stanze chiuse - aggiunge - è chiaro che ognuno dia una sua personale lettura. Siamo tutti osservati: io credo che tutte le amministrazioni compiano il meglio per la città». L’acredine con il suo predecessore, Claudio Saragosa, di cui tanto si è parlato in questi tre anni e mezzo, pare essere sparita: e se la Baldi ieri ha voluto commentare subito l’accaduto per «rispetto della città», l’ex sindaco Saragosa non risponde al telefono, è fuori Follonica. Una dichiarazione arriva dal suo vice, Alberto Marenzi, anche lui chiamato ieri mattina dalla Finanza di Follonica per la notifica dell’atto. «Devo ancora leggere gli atti, ma penso che noi tutti non abbiamo compiuto nulla di irregolare», chiosa. Altra persona di spicco coinvolta nella vicenda, l’attuale segretario provinciale del Pd, Barbara Pinzuti, indagata perché consigliere comunale durante la legislatura Saragosa. Ma, anche lei come l’ex sindaco non è raggiungibile, il telefono squilla a vuoto e i colleghi di giunta dicono che sapevano che non ci sarebbe stata tutta la settimana. Altro coinvolto nell’inchiesta è Antonino Restuccia, ex presidente della società Follonica Corse Cavalli, concessionaria dell’ippodromo dei Pini. «Avevo già chiuso l’esperienza di Follonica un mese prima che mi fosse notificato l’avviso di garanzia (luglio 2011) - dice - spiega - Che posso dire, io credo di non aver commesso atti illegittimi e ho fiducia nella magistratura». Un commento che arriva quindi sia dai politici che dai funzionari della Fcc.

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