Sicurezza
«Ora mi metto in gioco a disposizione del Pd»
Luca Sani è il parlamentare uscente, sarà lui a sfidare Marco Simiani: «Ma basta contrapposizioni con i renziani. Non c’è un girone di ritorno»
GROSSETO. Ci dovranno essere almeno un paio di donne in competizione, lo prevede lo statuto del Pd, anche se poi le deroghe sono una “regola” di cui si fa uso e abuso, ma le primarie del 29 e 30 dicembre, in Maremma, saranno una sfida soprattutto fra Marco Simiani, coordinatore dei renziani, e Luca Sani, bersaniano e numero due del Pd in Toscana.
Chissà chi stapperà lo spumante per San Silvestro, le rispettive squadre sono già al lavoro. In quest’ottica sarà curioso scoprire chi appoggeranno i “moderatamente bersaniani” degli “Amici del Giaguaro”, ma sono almeno due le precisazioni da fare: 1) Sani non annuncia ufficialmente la sua candidatura ma, essendo parlamentare uscente, si aspetta una valutazione di merito dal suo partito e una conseguente investitura e 2) la sfida renziani contro bersaniani non dovrebbe più aver senso. Anche se poi, nomi alla mano, non è così.
«Non mi piace questa cosa – spiega Luca Sani –, non c’è un girone di ritorno rispetto alle primarie precedenti. Le abbiamo già fatte e ora c’è bisogno di coesione, in previsione di una probabilissima nostra guida del governo».
Allora è confermato. Si candida per le primarie?
«Diciamo che sono a disposizione del partito. Non mi pare corretto fare un annuncio del genere da parlamentare uscente e al primo mandato. Mi aspetto che il mio partito faccia una valutazione sul mio lavoro di questi anni a Montecitorio e, se questa sarà positiva, che mi riproponga. A quel punto, com’è normale per chi fa politica, mi sottoporrò al giudizio della gente, dei nostri elettori».
Sarà una sfida bersaniani contro renziani. Di nuovo.
«Come detto, non mi piace affatto. Non ho niente contro Marco Simiani, sia chiaro. Ma non mi è sembrato opportuno che la sua candidatura sia arrivata dal comitato per Renzi. Adesso siamo tutti in corsa per il Pd guidato da Bersani. E non dimentichiamo che la fiducia al governo la votano i parlamentari. Insomma, arrivare divisi all’appuntamento sarebbe uno degli errori più grossi, di un nuovo scontro renziani-bersaniani non c’è proprio bisogno».
In effetti il Pd rischia concretamente di governare.
«Infatti. E con una grossa responsabilità dopo i disastri dell’era Berlusconi. Ripeto, serve coesione. E l’impressione è che fra i renziani l’unico ad averlo capito sia Matteo Renzi».
Però qualche novità anche il Pd deve portarla. Le precedenti primarie hanno dato un messaggio chiaro.
«Senza dubbio. E in Toscana il messaggio è arrivato più forte che altrove. C’è un malumore nella base al quale dobbiamo dare delle risposte, serve un’inversione di rotta anche a livello locale. Ma credo che già ripresentandoci a chiedere il consenso si dia un primo segnale. Ora la gente non capirebbe scelte calate dall’alto».
Se non sarete divisi...
«Appunto. Anche se in questo, parlando per assurdo, una cosa positiva c’è...»
Quale?
«Che, se si guarda bene, l’unica alternativa al Pd è il Pd stesso. Insomma, al momento nel panorama politico ci siamo solo noi, con le primarie che, per il coraggio di Bersani e la carica di Renzi, ci hanno consegnato un patrimonio di oltre il 30% dei consensi, con i sondaggi in continua crescita. Abbiamo una grossa responsabilità».
Parliamo di regole. Ci dovranno essere delle donne in gara. E i tempi sono strettissimi. Lei è per riaprire l’albo degli elettori?
«I tempi sono molto stretti in effetti, ma io sono per riaprire l’albo (che, fra l’altro, è di coalizione e non del solo pd, ndr), per dare la massima possibilità di partecipazione. Fra l’altro pare che in contemporanea al Pd vada alle primarie anche Sel. Certo ci dovranno essere delle donne (si parla anche della segretaria Barbara Pinzuti, poi di Paola Caporossi, Giovanna Stellini e Cinzia Pieraccini dall’Amiata, ndr) e dovremo fare tutto in fretta. Se davvero si voterà il 17 febbraio entro il 12 gennaio dovranno essere presentate le liste con i nomi dei candidati. Diciamo che passeremo le feste in campagna elettorale».
Quanti saranno i nomi in Maremma?
«Credo che nel collegio su base provinciale avremo un posto sicuro. Più, forse, qualche possibilità di un secondo con i resti. Ma non c’è certezza su questo».
@guifiorini
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