Sicurezza
«Nella clinica anche altri animali»
Se il nuovo ippodromo non riuscirà a decollare la colpa sarà tutta dell’amministrazione. La cooperativa che gestisce la clinica veterinaria del centro ippico torna all’attacco: dopo che anche il...
Se il nuovo ippodromo non riuscirà a decollare la colpa sarà tutta dell’amministrazione.
La cooperativa che gestisce la clinica veterinaria del centro ippico torna all’attacco: dopo che anche il Consiglio di Stato ha dato ragione al Comune in merito all’obbligo di curare nell’ambulatorio solo ed esclusivamente i cavalli, dal Il Falco spiegano come in più occasioni abbiano tentato di svegliare l’amministrazione, ferma ad un’idea di ippodromo «che oramai appartiene al passato e ad una normativa superata, che impedisce il sano sviluppo dell’economia dell’area», dicono in una nota stampa.
La questione è nota, quello che le società che hanno in gestione l’impianto chiedono è che il Comune approvi, attraverso una modifica della convenzione tra loro e concessionari, un’apertura del centro a nuove attività slegate dall’ippica.
Dalla clinica sostengono che dal momento in cui nel progetto base dell’ippodromo venne tolta la piscina per i cavalli destinata alla loro riabilitazione, già era dato per scontato che in quell’ambulatorio potessero essere curati tutti gli animali, come dimostra il fatto che dalla porta un cavallo malato sulla lettiga non ci passa. «Eppure il Comune punta i piedi e impone il suo no - continuano - cavillando su una normativa sorpassata che vuol proibire la libertà di impresa. Che senso ha ostacolare il lavoro della clinica veterinaria quando sappiamo bene che nello stesso impianto ci sono altre strutture commerciali che funzionano non soltanto quando ci sono le corse dei cavalli».
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