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«Caro babbo, è dura...»
«Eccoci qua, babbo, sono le ore 22,20 del 12 dicembre. Trenta giorni fa perdevi la vita nell’incidente. Babbo, oggi siamo andati a Larderello perché i tuoi colleghi avevano organizzato una messa...
«Eccoci qua, babbo, sono le ore 22,20 del 12 dicembre. Trenta giorni fa perdevi la vita nell’incidente. Babbo, oggi siamo andati a Larderello perché i tuoi colleghi avevano organizzato una messa per ricordare te, Maurizio e Antonella. Un grazie di nuovo a tutti loro ed a tutti coloro che in questi giorni sono sempre stati vicino a noi. Sai, io son fortunato ad avere un babbo come te, a volte un po’ burbero ma di principi impeccabili, di un cuore e una bontà grande come una casa. Quante cavolate ho fatto in passato, e te tutte me le hai perdonate. Babbo, mi manchi da morire. Mamma tutte le notti guarda da dalla finestra e dice che da quando è morto babbo è apparsa una stella. La guarda, la saluta e si butta nel letto accanto a me. Ecco babbo, continua a brillare e a proteggerci come sempre hai fatto. È dura babbo, è dura. Sei sempre con noi e sempre lo sarai, la tua vita continua qui. Sei e sarai sempre un buono. Un bacio dolce babbo, quanti segreti fra me e te che mamma non sapeva. Te che sei sempre stato il primo a conoscere le decisioni che prendevo, a volte le appoggiavi e a volte "bubbolavi”, ma le hai sempre rispettate. Un bacio».
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