Il Tirreno

Grosseto

Baldi, il verdetto è slittato al 20

di Pierluigi Sposato
Baldi, il verdetto è slittato al 20

Aggiornata a giovedì prossimo la conclusione dell’udienza preliminare sui casi Bertocchi e Mainetto

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GROSSETO. Un’altra settimana. Altri sette giorni prima di sapere se il Tribunale deciderà il processo per il sindaco Eleonora Baldi, l’assessore Francesca Stella, il segretario comunale Stefano Bertocchi, i funzionari Paolo Marelli, Domenico Melone e Gemma Mauri, cui a vario titolo e con responsabilità differenziate la Procura contesta le ipotesi di abuso d’ufficio (e falso) relativamente alle vicende connesse con le delibere di nomina del direttore generale (lo stesso Bertocchi) e di mobilità per l’addetto stampa (Noemi Mainetto).

Le due ore di udienza di ieri non sono bastate. Ha parlato il sostituto procuratore Stefano Pizza, per circa venti minuti, poi i difensori dei sei imputati (ultimo l’avvocato Salvatore Salidu, che assiste Bertocchi), che hanno quasi tutti depositato memorie. E proprio per aver tempo per esaminare le memorie difensiva e argomentare le proprie repliche il pm ha chiesto una settimana di tempo: il gup Pietro Molino ha riconvocato le parti per giovedì 20, sempre alle 14. Al termine di quella udienza, il giudice deciderà se accogliere le richieste della Procura della repubblica. Dei sei indagati erano presenti solo Stella e Mauri.

Dice l’avvocato Carlo Valle, uno dei difensori, riassumendo il contenuto del proprio intervento in aula: «La delibera di giunta 292 (Bertocchi, ndr) dà semplice esecuzione alla 167 del 2009 che aveva già previsto la figura del direttore generale: figura che esisteva già dal 2004, perché istituita dalla precedente giunta. Esisteva già un impegno di spesa. Non c’è nulla di nuovo».

E per Mainetto? «La figura dell’addetto stampa già esisteva anch’essa, con la relativa retribuzione - risponde Valle ripercorrendo i passaggi burocratici di cui il centrodestra aveva segnalato presunte irregolarità - Non si trattava del resto di un concorso ma di una procedura di mobilità interna alla pubblica amministrazione. Chi l’ha “vinta” aveva comunque la laurea, c’era una previsione da giornalista pubblicista che presupponeva la laurea. E chi non l’ha “vinta” non ha comunque impugnato la decisione».

Parla anche Bruno Leporatti, che assiste Gemma Mauri, cui la Procura contesta la mancanza di specifiche competenze per l’ingresso nella commissione di valutazione dell’addetto stampa: «La dottoressa Mauri non ha violato alcuna norma né alcun regolamento partecipando a quella commissione - spiega il difensore - Lei ha competenze specifiche come garante della comunicazione per la procedura del Parco centrale e per il regolamento urbanistico nonché per aver curato una serie di processi partecipativi come Follonica 2013 e la Colonia marina. L’ipotesi della Procura è infondata».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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