Proteste
Lecci e Daviddi contro Gori
Bocciate tutte le mozioni di 5Stelle, poi volano parole forti
GROSSETO. Così parlò Paolo Lecci. Il presidente del consiglio comunale, con una verve insolita per chi ricopre un incarico neutrale e di garanzia, ha preso la parola per un lungo ed accalorato soliloquio. A scatenarne l’impeto verbale è stato il consigliere del Movimento 5Stelle, Giacomo Gori, che aveva attribuito ai cittadini il ruolo di controllore ultimo degli atti consiliari, anche attraverso il web. «Noi eletti siamo rappresentanti dei cittadini e ci siamo già sottoposti al loro giudizio – è sbottato Lecci – ho un pedigree di rispettabilità». Tra l’attonito ed il divertito, gli altri consiglieri hanno ascoltato in religioso silenzio il monologo andato ben oltre i tempi regolamentari, cosa per la quale lo stesso Lecci si è poi scusato. Gori, dal canto suo, che ieri si è visto puntualmente bocciare le cinque mozioni presentate – bonifica dei siti inquinati, pubblicizzazione del servizio idrico, trasparenza e semplificazione del bilancio, valorizzazione del patrimonio, sperimentazione del bilancio partecipato - ha rivendicato il proprio ruolo di “picconatore”. Prima replicando al presidente del consiglio comunale - «è un modo di fare politica che non condivido. Le mozioni sono un contributo, invece di far mancare il numero legale proponete alternative» - e poi attaccando ferocemente Maria Chiara Daviddi. «Non hai mai fatto interventi costruttivi ma solo politici e di basso livello. Il tuo partito dice che le mozioni del 5Stelle vanno bocciate a prescindere, persino quelle sull’acqua pubblica». La consigliera del Pd, visibilmente risentita ma con aplomb, ha risposto per le rime. «Questo modo di fare politica crea un malessere condiviso da tanti consiglieri. Quando la maggioranza non prende in considerazione le tue mozioni automaticamente diventa imbarazzante, deplorevole, disgustosa». (l.s.)
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