Il Tirreno

Grosseto

Destituito il capo della Motorizzazione

di Pierluigi Sposato
Destituito il capo della Motorizzazione

Ma l’ingegner Loreto ha presentato ricorso d’urgenza contro il decreto del ministero: «Un’odiosa ritorsione»

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GROSSETO. Da poco meno di due mesi, l’ingegner Lorenzo Loreto non è più a capo della Motorizzazione civile di Grosseto. Destituito.

Un decreto della Direzione generale territoriale Centro-Nord e Sardegna del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il n.7031 del 18 ottobre scorso, notificatogli il 22 seguente per fax (e con decorrenza immediata), ha revocato l’incarico. Un atto che il direttore ha impugnato di fronte al giudice del lavoro, ritenendolo ingiusto, illegittimo, punitivo, discriminatorio. Ma anche qualificandolo come una «odiosa ritorsione» nei suoi confronti a conclusione di una vicenda giudiziaria iniziata dodici anni fa e che lo ha visto vittorioso nei confronti dell’amministrazione dopo quattro passaggi negli uffici giudiziari: Tribunale di Grosseto (2002), Corte di appello (2005), Corte di Cassazione (2009) e di nuovo Tribunale di Grosseto (2012). Un iter che ha visto Loreto prima riscuotere, poi restituire in parte, infine ricevere.

Il tema era il riconoscimento del trattamento economico, cioè delle differenze retributive che a Loreto sarebbero spettate per le funzioni comunque svolte da dirigente in un ufficio seppur de-classificato per decreto. Loreto si è visto riconoscere adesso 277 mila euro (cifra lorda da cui sono state trattenute alcune decine di migliaia di euro a vario titolo) per gli anni di lavoro svolti a Grosseto (1998-2012), dove era arrivato da reggente nel 1993. Una causa intentata anche da altri 44 direttori nella stessa situazione in Italia, molti dei quali vittoriosi già dal giudizio di primo grado.

Una cifra enorme per lo Stato, che comunque - finalmente - si è deciso a versare a Loreto, e anche integralmente, nel luglio scorso, dopo non aver presentato appello contro l’ultima causa intentata dal direttore. Al termine della quale il Tribunale ha riconosciuto anche la cifra, obbligando l’amministrazione a dare seguito alle disposizioni della sentenza di Cassazione.

Nonostante ciò, è arrivata la rimozione. Perché, come si legge nel decreto firmato Luciana Napolitano, Loreto ha «perseverato nell’azione giudiziaria intrapresa avverso l’amministrazione nonostante si fosse dichiarato disponibile a non rivendicare successive richieste, come risulta tra l’altro nel pro-memoria del 16 dicembre 2010». E la direzione ritiene «necessario evitare un ulteriore aggravio per l’erario statale nel prevalente interesse pubblico».

Ma l’ingegnere, che si è affidato all’avvocato Monica Tocci, sottolinea che di quel promemoria è stata utilizzata soltanto una frasa estrapolata dal contesto iniziale, il quale va in tutt’altra direzione (la desistenza è intesa solo per il futuro). Che chiedere il rispetto di una sentenza di Cassazione, in un iter legittimamente intrapreso, non significa perseverare. Che nel corso degli anni, tra l’altro ancora in mancanza del quantum, vi sono stati innumerevoli tentativi di conciliazione bonaria che lo Stato ha rifiutato. Che a capo dell’ufficio grossetano vi è adesso un altro ingegnere, Bruno Ferrante (nominato il 16 novembre), anche lui non dirigente come Loreto e quindi «pericoloso» come lui, cioè in grado di promuovere un’analoga azione nei confronti dell’amministrazione: dov’è il «pubblico interesse», allora?

Ravvisando anche un discredito della reputazione e un pregiudizio per la propria professionalità, poiché adesso è di fatto nullafacente e non gli sono stati assegnati compiti sostitutivi e comunque la notizia della sua destituzione ha iniziato a circolare velocemente in città, l’ingegner Lorenzo Loreto ha presentato ricorso d’urgenza perché il giudice ordini il reintegro nelle funzioni di direttore dell’ufficio grossetano. Il giudice del lavoro Antonella Casoli ha fissato l’udienza fra un mese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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