Il Tirreno

Grosseto

Agresti prova a rimettere insieme i cocci

di Gabriele Baldanzi
Agresti prova a rimettere insieme i cocci

Pdl diviso in più rivoli, tensione fra Cerboni e Mugnai, Ginanneschi esce, Mario Lolini deluso e pronto ad andarsene

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GROSSETO. Segnali che il Pdl grossetano fosse sul punto di implodere erano arrivati nel corso delle ultime direzioni. Un clima da “tutti contro tutti”. Giacomo Cerboni che attacca il senatore Franchino Mugnai, la Faenzi che minaccia di non partecipare ad altre riunioni se i metodi e i toni continueranno a essere quelli “maleducati” degli ultimi faccia a faccia.

E poi la fronda al coordinatore Luca Agresti, chiamato a mediare e ricucire. Già fuori De Carolis Ginanneschi, sulla porta Mario Lolini, Fabrizio Rossi e Pier Francesco Angelini, in fibrillazione anche Massimo Ussia, cioè la componente centrista.

Tenere serrate le fila è la mission di Agresti. A volte sceglie di fare il pungiball, altre risponde per le rime, ma arginare lo smottamento del partito non è impresa facile. «C’è il rischio – spiega - di buttare via in questa fase tutto ciò che di buono abbiamo costruito negli ultimi anni. Io non ci sto. Lo spacchettamento adesso non mi convince e ribadisco l’appello a restare uniti. Come coordinatore posso prendere solo un impegno con chi, a torto o a ragione, vive un disagio: quello di discutere del nostro futuro a partire dal 1 marzo, a bocce ferme. Si tratta di attendere due mesi e mezzo. Ancora per 60 giorni chiedo a tutti di remare nella stessa direzione. Con convinzione».

Agresti non lo dice ma anche lui, ex An, uomo di partito, una carriera politica costruita sul consenso, sul rapporto diretto con la base, qualche rospo ce l’ha fermo in gola.

«Non parlo di Berlusconi, anche se il malessere del Pdl, anche a Grosseto, nasce dal clima nazionale...».

Mario Lolini, candidato sindaco del Pdl alle ultime elezioni amministrative, si considera già fuori. «Ero a Roma quando abbiamo sciolto An, c’ero di nuovo quando abbiamo battezzato il Pdl. Non accetto ciò che è successo. Annullare le primarie, autocandidarsi, pretendere di scegliere i parlamentari, non fa parte della mia cultura politica. Il Pdl è già diventato un’altra Forza Italia, il partito del padrone. No, mi dispiace, ma non farò campagna elettorale per la Faenzi o per chi verrà scelto da Berlusconi per andare in lista. Presto convocherò una conferenza stampa e spiegherò meglio questo disagio».

A differenza di De Carolis Ginanneschi, Lolini intende restare in consiglio comunale. «Continuerò a fare opposizione alla giunta di centrosinistra con la mia lista. Il mandato che ho ricevuto me lo impone, ma l’esperienza nel Pdl la ritengo conclusa».

Concetti poco diversi da quelli espressi da Fabrizio Rossi. «Ogni giorno Berlusconi dice o fa qualcosa per liquidare il Pdl. Si va verso una Forza Italia 2.0. E io in questo nuovo soggetto politico non posso starci. I miei riferimenti sono altri. C’è un altro centrodestra che viene avanti e non ha nulla a che fare con Berlusconi e i “colonnelli”. Penso a Giorgia Meloni, a Crosetto e Cattaneo, a un uomo del valore di Mario Mauro. Ovviamente questi passaggi non si vivono a cuor leggero, nel Pdl ho ancora amici, persone vicine, che stimo, a cui riconosco qualità e onestà, ma le operazioni nostalgia di Berlusconi non le condivido e non sono interessato a prenderle in considerazione. Peraltro, proprio oggi (ieri, ndr), ho colto anche nelle parole del presidente, in tv, una sorta di invito alla scissione. Nel fine settimana, con Pierfrancesco Angelini, sarò a Roma per partecipare alle primarie delle idee».

Chi non se ne va, per ora, è Giacomo Cerboni. «E’ un brutto momento. C’è delusione, rabbia. Come ho già detto ho sperato che riuscissimo a svoltare, presentandoci con un programma e un leader credibile, invece... Uscire? No, aspetterò che mi buttino fuori». Anche lui, come Rossi, guarda a Mario Mauro, il capo delegazione al Parlamento europeo.

Intanto nella zona sud della Maremma, tra gli scontenti, spiccano i nomi di Arturo Cerulli e Jacopo Padovani.

A nord scalpitano Jurij Di Massa e Simone Turini. Quest’ultimo, forse più di ogni altro, contesta anche la gestione locale del partito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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