Sicurezza
In conciliazione per ottenere gli stipendi
Le rsu Cgil della Mabro si sono rivolte all’ispettorato del lavoro. Intanto in fabbrica la produzione va avanti
GROSSETO. Si lavora fino alla fine della produzione. Probabilmente senza arrivare nemmeno al 21 dicembre. Andrea Barontini non ha potuto assecondare la richiesta di restare in fabbrica per quattro ore al giorno. L’orario non cambia, ma le vestaglie azzurre che lavorano alla catena, lasceranno progressivamente le loro postazioni man mano che il lavoro finirà. Da cucire ci sono ora una settantina di capi di Armani.
Il documento che spiega l’organizzazione del lavoro è stato consegnato da Andrea Barontini ai segretari dei sindacati e letto poi durante l’assemblea unitaria che si è svolta ieri mattina in fabbrica. Dove una cosa è venuta fuori forte e chiara: i dipendenti dell’azienda vogliono gli stipendi. «Abbiamo chiesto l’intervento dell’ispettorato del Lavoro - spiega Nadia Perino, rsu Cgil - perché venga avviata la conciliazione con la società per il pagamento dei nostri stipendi». Una richiesta che è stata sottoscritta dai dipendenti che non riscuotono da mesi. E che si sono visti accreditare il salario in tranche da poche centinaia di euro l’una. «Possiamo scordarci la tredicesima - dice Perino - ma non possiamo più permetterci che gli stipendi non vengano pagati».
Le operaie quindi, continueranno a lavorare nonostante l’annuncio di un nuovo sciopero. Ieri è stato scelto di soprassedere e di andare avanti almeno fino a venerdì, quando si tornerà tutti al tavolo della Regione con l’assessore allo Sviluppo economico Gianfranco Simoncini. «Lo abbiamo già detto a Barontini e lo ribadiamo un’altra volta - aggiunge Nadia Perino - quello che vogliamo sono i contratti firmati, non le promesse e le continue richieste di fiducia. La fiducia è finita e di promesse non sappiamo più cosa farcene».
Il patron della Mabro, la scorsa settimana aveva svelato che qualche accordo, all’orizzonte, c’era. E nel giro di pochi giorni, probabilmente, questi accordi potranno essere definiti meglio. Anche se, ad esempio, per arrivare alla firma con gli statunitensi Jos.A.Bank si dovrà probabilmente aspettare febbraio.
«Non possiamo resistere a lungo in queste condizioni - aggiunge la rappresentante dei lavoratori della Cgil - ma abbiamo comunque deciso di lavorare, almeno questa settimana». Uno dei motivi per i quali le donne della Mabro non hanno incrociato di nuovo le braccia, è anche quello di fugare ogni dubbio sulla loro azione di protesta. «Troppo spesso hanno cercato di addossare a noi la colpa di quello che stava succedendo - aggiunge - anche quasi della crisi che ha colpito la società. Noi ora stiamo solo aspettando di sapere quale sarà il futuro dell’azienda e di conseguenza anche il nostro». Un futuro che però è ancora tutto da scrivere e che non potrà esserci, se non verranno pagati gli stipendi.
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