La manifestazione
Cinghiale, passione nata negli anni ’60
GROSSETO. Oggi nel territorio grossetano il cinghiale è diffuso ovunque. Dalle Colline Metallifere a Capalbio passando per Roccastrada e l’Amiata. Eppure in Maremma, prima della seconda guerra...
GROSSETO. Oggi nel territorio grossetano il cinghiale è diffuso ovunque. Dalle Colline Metallifere a Capalbio passando per Roccastrada e l’Amiata. Eppure in Maremma, prima della seconda guerra mondiale, si segnalava una scarsa presenza dell’irsuto. Come è arrivato ad essere il re incontrastato della macchia? Fino agli anni '60 pochissime erano le persone che si dedicavano alla caccia al cinghiale; l'ardore della passione veniva raffreddato (ma mai sopito) dalle frequenti sconfitte che il selvatico infliggeva ai cacciatori di allora.
Nel comune di Montieri, alla fine degli anni Cinquanta, furono compiuti dei ripopolamenti immettendo soggetti di allevamento; questi animali si acclimatarono subito, riproducendosi e irradiandosi nelle zone limitrofe.
Alla fine degli anni Sessanta - forse anche per il progressivo abbandono delle mille comunità rurali disseminate nell’entroterra - il cinghiale incominciò a propagarsi nelle campagne e nelle macchie amiatine, nelle valli del Fiora e dell’Albegna.
I cacciatori di cinghiale aumentarono di numero e iniziarono ad organizzarsi in squadre.
Dopo il 1975 le accresciute possibilità economiche delle squadre per l'acquisto di cinghiali finalizzati al ripopolamento e scelte legislative che incoraggiavano l’apertura dei recinti e delle riserve di caccia contenenti cinghiali, favorirono un’ulteriore diffusione dell'animale.
Da allora non esiste bosco, in Maremma, dove non si trovino tracce del solengo.
Negli anni Ottanta il numero di cacciatori appassionati di battute al cinghiale è cresciuto a dismisura. I cani impiegati nelle battute sono aumentati considerevolmente, al pari degli abbattimenti.
Il regolamento regionale per l'esercizio della caccia al cinghiale (del 1986) ha per la prima volta disciplinato il contesto di anarchia in cui si trovavano le squadre, fino ad allora libere di spostarsi e rincorrersi sul territorio.
Nel decennio successivo altri cacciatori si sono convertiti a questa pratica tralasciando la penna e tipologie di selvaggina che necessitavano di maggiore abilità. Attraverso l’affiatamento e l'intesa di gruppo è cresciuto il divertimento e le battute sono diventate sempre più fruttuose.
Solo il problema della peste suina classica ha condizionato l’attività per diversi anni. Il resto è storia recente. (g.b.)
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