Il Tirreno

Grosseto

Cento esuli senza la certezza del futuro

di Alfredo Faetti
Cento esuli senza la certezza del futuro

Giovedì in Prefettura nuovo vertice per l’inserimento dei profughi: la Sds propone la ricerca di una casa e di un lavoro

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MASSA MARITTIMA. Sono quasi cento persone da ricollocare nella società, di varie nazionalità. E il tempo stringe. Il 31 dicembre scade il protocollo firmato nel 2011 per l’accoglienza degli esuli fuggiti dalle guerre civili in nord Africa. Il prossimo appuntamento in agenda è per giovedì nel palazzo della Prefettura a Grosseto, quando si riunirà il consiglio territoriale per l’immigrazione. Al momento, l’unico progetto sul tavolo è quello presentato dalla Società della Salute Colline Metallifere, visto che è proprio questa la zona in cui si contano più presenze, con 71 persone tra Massa Marittima, Scarlino e Monitieri. «Il timore è che da un’emergenza si passi subito ad un’altra» ha detto nelle settimane scorse Luciano Fedeli, presidente della Sds. Dopo venti mesi trascorsi nei vari luoghi compresi nel piano d’accoglienza della Regione Toscana, catapultati improvvisamente in una realtà del tutto nuova in cui non si conosce neanche la lingua, la preoccupazione riguarda l’inserimento degli esuli con le varie comunità. È questo il tema trattato in Prefettura già la settimana scorsa, nella prima sessione del consiglio territoriale dell’immigrazione, a cui hanno partecipato anche i gestori delle strutture di accoglienza e i rappresentanti dei Comuni sedi delle strutture. In quell’occasione tutte le parti hanno concordato sulla necessità di urgenti e concrete iniziative indirizzate almeno al sostegno delle situazioni delicate (nuclei familiari con minori, vittime di violenza e così via). Il prefetto Marco Valentini poi ha aggiornato il consiglio a giovedì nella speranza che sia un incontro definitivo per risolvere la questione. Ci sono delle difficoltà da sciogliere infatti, su cui sono al lavoro in questi giorni sia gli uffici del ministero dell’Interno sia quelli della Regione. Difficoltà (di carattere amministrativo e non solo) che si legano al progetto presentato dalla Sds Colline Metallifere, che si basa su un progressivo reinserimento di queste persone, accompagnate tra educazione civica e ricollocazione nella società, attraverso la ricerca di una casa e un lavoro. La macchina organizzativa coordinata dalla Sds comunque sta andando avanti a piccoli passi per arrivare preparata alla scadenza del protocollo, in attesa del consiglio di giovedì. Il piano passa attraverso un colloquio con ciascun profugo per capire chi è intenzionato a tornare nel proprio Paese oppure chi vuole restare in Italia, valutando ciascuna situazione. Ad esempio, potrebbero esserci dei problemi per le persone del Mali che intendono tornare in patria, dato che nel loro paese non sono garantite la condizioni di sicurezza per il rientro. Al contrario, ci sono poi i nuclei familiari, maggiormente integrati nelle comunità nostrane, che necessitano di approfondimenti per garantire la loro permanenza, soprattutto sui minori.

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