Il Tirreno

Grosseto

Caccia, fascino immutato I tesserini non sono in calo

di Gabriele Baldanzi
Caccia, fascino immutato I tesserini non sono in calo

Machetti (Provincia): «Qui è tutto al top, dall’accoglienza alla fauna presente» Incentivi per i volontari che partecipano ai piani di abbattimento o di cattura

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GROSSETO. Dal 2005 ad oggi il numero dei cacciatori in forza negli ambiti territoriali 6, 7 e 8 è rimasto praticamente inalterato. Un dato eccezionale, unico in Italia. Con l’ausilio dell’ufficio caccia della Provincia di Grosseto abbiamo compiuto un’analisi dei tesserini venatori rilasciati dai singoli comuni nel corso degli ultimi anni.

A fronte di un calo delle doppiette ‘residenti’, nell’ordine del 10% (si è passati infatti da 10.491 cacciatori a 9.473), la tendenza, per quanta riguarda i cacciatori effettivamente presenti in Maremma, ovvero quelli iscritti agli atc grossetani, risulta invariata, anzi in lievissimo aumento rispetto alla stagione 2005-2006. Si tratta di un dato significativo anche alla luce del fatto che il calo dei cacciatori è addirittura del 13% in Toscana. Perché allora non perde fascino la caccia in Maremma? Perché anche nei periodi di magra il nostro territorio mantiene un’ evidente “appetibilità” dal punto di vista venatorio? Ne abbiamo parlato con il dottor Massimo Machetti, dell’ufficio caccia della Provincia. «Venire a caccia in Maremma, per un appassionato, rappresenta il top. Qui si trova accoglienza, luoghi splendidi e soprattutto un ambiente ricco di fauna».

Con Machetti abbiamo compiuto anche un’analisi del numero delle idoneità all’esercizio venatorio rilasciate dalla Provincia nel corso del quinquennio 2006/2011. Ai sensi della normativa regionale e secondo i criteri definiti dal consiglio provinciale è stata nominata una commissione di esperti nelle materie oggetto di esami: legislazione venatoria, zoologia applicata alla caccia, armi e munizioni, tutela della natura e salvaguardia delle colture, pronto soccorso. Negli ultimi 5 anni sono state attivate due o tre sessioni all’anno esaminando un totale di 1.083 candidati, con una media di circa 40 bocciature all’anno. La percentuale degli idonei all’esercizio venatorio si attesta quindi intorno al 79%, con una presenza di donne nell’ordine del 7% e un crescente numero di cittadini extracomunitari. Nell’ottica di legare maggiormente il cacciatore al territorio e di creare nel futuro un sempre maggiore coinvolgimento nella gestione faunistico-venatoria e ambientale, la Provincia sta cercando di individuare dei criteri per consentire ai comitati di gestione degli Atc di adottare una differenziazione nelle quote di iscrizione a seconda del tipo di cacciatore, del suo operato come volontario e della sua provenienza. Si cercherà così di stimolare ulteriormente la partecipazione volontaria alle varie attività, per esempio i piani di abbattimento degli ungulati o le operazioni di cattura delle lepri e dei caprioli, scontando una parte della quota di iscrizione. Si terrà conto inoltre di residenza anagrafica e domicilio del cacciatore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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