Il dolore
Addio poste, addio cassonetti «Non ci resta che andare via»
MONTELATERONE. Montelaterone, frazione di Arcidosso, perde ora anche l’ufficio postale. Ma è solo la punta dell’iceberg. Andrea Pallari, che si definisce “pennato” ( soprannome dei montelateronesi)...
MONTELATERONE. Montelaterone, frazione di Arcidosso, perde ora anche l’ufficio postale. Ma è solo la punta dell’iceberg. Andrea Pallari, che si definisce “pennato” ( soprannome dei montelateronesi) con la griffe, denuncia una situazione ormai insostenibile e lancia un’idea per salvare quello che nel paese è rimasto un piccolo presidio a difesa degli anziani, che alle Poste si intrattengono e socializzano, oltre che riscuotere la pensione.
«Come se non bastassero i molti disagi che già avevamo, ora si aggiunge anche la chiusura dell’ufficio postale, e nessuno fa qualcosa per evitarlo. Convengo –precisa Pallari – che, essendoci pochi abitanti, l’ufficio sia un costo per Poste italiane, però non capisco perché non si possa “sezionare” il capoluogo tenendo aperto anche Montelaterone. Mi spiego meglio: invece di intasare con enormi file l’ufficio di Arcidosso (l’utenza vi perde ore di lavoro) dividiamo l’ufficio arcidossino in due. Rimane un servizio per le frazioni e una perdita di tempo in meno per tutti, visto che anche cittadini di Arcidosso e Castel del Piano, per non sprecare tempo in fila vengono a Montelaterone. E poi perchè si devono spostare sempre i cittadini delle frazioni?».
Domanda sacrosanta, quella di Pallari che invita «Poste italiane e tutti i sindaci a rifletterci su. Noi a Montelaterone ci troviamo di fronte a un nuovo spopolamento come 1015 anni fa. Allora andavano via i giovani, ora va via gente di mezza età preoccupata del proprio futuro, visto che qui ci sono troppi disagi e servizi inesistenti: una sola strada e anche brutta per arrivare nel paese alto, spesso impercorribile d’inverno. Problema vecchio, ma nessuno ci sente».
Pallari segnala anche un altro taglio: «L’eliminazione da parte di Coseca in accordo con l’assessorato, dei cassonetti per l’immondizia dalle vie dove, a dir loro, non possono più entrare con i mezzi che finora hanno usato. Grande è la difficoltà di tutti gli anziani (che sono la maggioranza) a portare l’immondizia nei luoghi di raccolta troppo distanti dalle case. E poi negli altri centri storici, tipo quelli del capoluogo, con che mezzi ci vanno? Spendono migliaia di euro per pubblicizzare la differenziata e poi non abbiamo i contenitori dove metterla!».
Amara la conclusione: «Anche chi, come me, aveva scelto di vivere nei centri storici, sarà costretto a fuggire e a lasciare la frazione a un ricovero solo per i lupi, quelli che di recente sono stati avvistati alle porte del paese». (f.b.)
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