Il Tirreno

Grosseto

La beffa, il capoluogo diventa Siena

di Gabriele Baldanzi
La beffa, il capoluogo diventa Siena

Se passa il maxiemendamento prevale la città della provincia con la popolazione più numerosa: Grosseto sconfitta?

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GROSSETO. La città di Grosseto è rimasta capoluogo (di una provincia che non c'è ancora) solo per pochi mesi. Se il maxiemendamento al decreto legge n° 188/2012, che riforma province e città metropolitane (già passato nella commissione Affari Costituzionali del Senato) avrà un iter rapido, allora Siena è destinata a diventare il cuore del nuovo, immenso, comprensorio provinciale che si estende da San Gimignano fino a Capalbio.

Una novità clamorosa, una beffa per Grosseto, che nasce dal seguente passaggio, contenuto in uno degli emendamenti accolti (articolo 3 - 3/1001 relatore il senatore Filippo Saltamartini): «...è capoluogo della nuova provincia la città della provincia con la maggiore popolazione residente». Ergo: fa testo la popolazione del territorio e non quella della città capoluogo. Cioè Pisa prevarrebbe su Livorno e Siena su Grosseto. La Provincia di Siena conta infatti 270 mila abitanti, quella di Grosseto solo 228 mila. Nel confronto diretto tra i capoluoghi l'esito sarebbe stato opposto: Grosseto 83 mila abitanti, Siena 55 mila.

Il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Enzo Bianco, in un intervista al nostro giornale, ieri sera ha spiegato che questo criterio è transitorio. Sarà adottato per far partire la riforma. Poi, al momento della redazione dello statuto delle nuove Province, saranno i consigli comunali a decidere. Ma per Grosseto cambierà poco. «Un diverso accordo sul capoluogo - si legge infatti nello stesso emendamento - andrà adottato in conformità alle delibere dei consigli comunali, che rappresentino la maggioranza della popolazione residente nella provincia, ovvero previo esperimento di idonee forme di consultazione».

Il presidente Leonardo Marras, poco dopo le 15 di ieri, mentre si trovava allo stadio, ha appreso da noi questa notizia. Le prime parole: «Se le cose stanno così è uno scippo. Io voglio sperare che ancora ci siano margini per “settare” al meglio la riforma. Un commento lo farò a bocce ferme, nei prossimi giorni». Già informato era invece Emilio Bonifazi, sindaco di Grosseto: «Mi sembra una presa in giro. Non erano questi i parametri sui quali si era discusso nel consiglio delle autonomie locali. Trovo sbagliato impostare il criterio per la scelta del capoluogo sugli abitanti del comprensorio provinciale. Non funziona così nelle autorità d'ambito, tanto per fare per esempio. E comunque quando si è deciso un percorso, non capisco perché bisogna sempre tornarci sopra e stravolgerlo».

Che qualche insidia potesse nascondersi tra le pieghe dei 700 emendamenti, si sapeva. Del fatto che Siena, pur agonizzante, potesse assestare - per vie traverse - un colpo di coda, era altrettanto prevedibile. E poi i segnali giunti dai “politici che contano”: prima l'uscita del governatore Enrico Rossi (Pd), poi - negli ultimi giorni - quella del senatore Pdl Franchino Mugnai, capace di buttare giù una proposta che sacrifica la terra d'origine (Grosseto) per fare il bene della sua città adottiva (Pisa).

La riforma originaria, varata dal Governo Monti nei mesi scorsi, è stata ampiamente corretta. Firenze sarà città metropolitana, sicuramente senza Pistoia (forse senza Prato) che andrebbero a formare una nuova provincia autonoma. Anche Lucca e Massa Carrara saranno autonome lasciando così le altre due città costiere: Pisa e Livorno. Invariata la situazione per Arezzo mentre Grosseto rimane accorpata con Siena ma, come detto, rischia concretamente di perdere il vantaggio di essere nuovo capoluogo.

La riforma di province e città Metropolitane è uscita dalla commissione Affari Costituzionali del Senato praticamente stravolta rispetto al suo ingresso. Ora c'è da capire se i lavori parlamentari andranno avanti rapidamente, in tempo per la conversione del decreto. Dopo il passaggio nell'aula del Senato, previsto per lunedì sera, la legge dovrà infatti transitare alla Camera.

Quanto ci vorrà a recepire il maxi-emendamento e i nuovi contenuti della riforma? Ce la faranno ad approvare entro Natale? Il Pdl sembra intenzionato a far saltare il banco. Il decreto scade il 6 gennaio... C'è anche il rischio concreto che tutto rimanga come adesso.

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