Il dolore
Raid al Sert, ladri a caccia di metadone
Danni e scritte ingiuriose nella sede Asl che cura i tossicodipendenti. I malviventi puntavano ai flaconi chiusi in un armadio
GROSSETO. Erano sicuramente a caccia di metadone. Hanno provato in tutti i modi a rubare flaconi e bottiglie da un armadio, ma non sono riusciti a scassinarlo e per vendicarsi si sono accaniti su tutto quel che trovavano: una porta, una scrivania, un pc di cui hanno sfondato il monitor. Atti vandalici a ripetizione, e per finire una frase ingiuriosa contro un dirigente sanitario, scritta a pennarello sulla sua scrivania. È successo la notte tra giovedì e ieri mattina al Sert, il servizio socio-sanitario dell’Asl 9 di via don Minzoni, luogo in cui sono in cura i tossicodipendenti e si affrontano le problematiche legate alla dipendenza patologica da sostanze psicotrope. Eroina, coca, anfetamina, allucinogeni. Le terapie del Sert? Trattamenti di vario tipo ma soprattutto metadone, l’oppioide sintetico usato in medicina come analgesico nelle cure palliative, ma anche come terapia sostituiva e “disassuefante” della dipendenza da stupefacenti. Una struttura che lavora a pieno ritmo, quella del Sert maremmano, e di cui è responsabile il dottor Ugo Corrieri.
I ladri (o i vandali) sono entrati probabilmente dal cancello che dà sulla strada, al numero 7. Si sono infilati dentro nel cortile, strisciando in un parcheggio interno da cui hanno raggiunto una finestra. Hanno spaccato il vetro, girato la maniglia e sono entrati nel Sert. Una volta dentro, hanno forzato una porta per poter accedere al “cuore” vero e proprio della struttura. Una porta che si apre verso l’interno, e che, impossibile da sfondare, è stata scardinata, divelta dalla muratura. Ci voleva forza. Dovevano essere in più d’uno. A quel punto sono riusciti a entrare nella stanza che custodisce l’armadio-cassaforte con dentro le bottiglie di metadone. Quasi certamente cercavano quello: hanno puntato a rubare la sostanza che, sempre più ambita sul mercato, era chiusa a chiave. Non ci sono riusciti.
Il contenitore era blindato, nessuna traccia della chiave. I malviventi devono averla cercata, senza successo. A quel punto si sono messi a fare dispetti, a distruggere quel che potevano, si sono accaniti sull’armadio ma non sono riusciti ad aprirlo né a sfondarlo e hanno virato sulle scrivanie. In quella del responsabile, Corrieri, hanno frantumato il monitor del pc. Infine hanno scritto parole ingiuriose e irripetibili sulla scrivania del suo vice, Vinicio Nardelli. Ieri mattina, alle 7,30, ad accorgersi del raid è stato il personale arrivato per primo a lavoro. Un infermiere ha avvisato subito il responsabile, Corrieri, che era fuori Grosseto e che è tornato apposta. Una pattuglia della polizia è arrivata sul posto con la Scientifica per fare i rilievi. Restano i danni - per la verità non enormi (la porta, la finestra, il pc) - ma soprattutto la rabbia e l’inquietudine per un raid che ha turbato la quiete di un luogo che svolge un alto servizio sociale. Difficile al momento dare un’identità ai responsabili, anche se tutto fa pensare che siano andati dritti a caccia di metadone.
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