Sicurezza
Nuova morìa di pesci Scarlino rivive il dramma
Dopo il precedente del dicembre 2010, ancora strage nella zona del Casone L’Arpat chiede spiegazioni alle aziende, nessuno vuole un’altra archiviazione
SCARLINO. La segnalazione è arrivata intorno alle 8.45 di sabato mattina. È stato un dipendente delle Bandite di Scarlino a segnalare che nella spiaggia compresa tra il canale cosìdetto Solmine e il depuratore di Follonica c’era una distesa di pesci morti. Una moria, un centinaio di esemplari tra muggini, cefali e molluschi. Una storia già vista da queste parti: nel dicembre 2010, infatti, un’altra strage di fauna marina si è verificata nel solito punto.
In quel caso ci sono stati tutti gli accertamenti e le indagini del caso, ma alla fine tutto si è conclusa con l’archiviazione del fascicolo. «Voglio augurarmi che l'ennesima moria nel canale emissario al Casone non venga archiviata, come successo in passato, per l'impossibilità di risalire al responsabile», dice Mario Pecchioli, membro Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee). La notizia di una nuova strage di pesci non poteva passare certo inosservata.
«I pescatori - continua Pecchioli - auspicano che, prossimamente sulla stampa, si possa quindi leggere il comunicato del presidente della Provincia, detentore della "delega della pesca", che riferisce in ordine alle responsabilità, all'entità del danno rilevato nonché sulle operazioni di ripristino del patrimonio ittico distrutto». Non a caso infatti la polizia municipale di Scarlino, non appena contattata dal dipendente delle Bandite, ha subito girato la segnalazione alla polizia provinciale, competente in materia, arrivata insieme agli uomini dell’Arpat. Il punto in cui sono stati ritrovati i pesci è compreso tra il Ponte alle Catene e un centinaio di metri di spiaggia in direzione del depuratore di Follonica.
Immediati i prelievi, che hanno mostrato valori nella norma, fatta eccezione di un colore piuttosto marrone, causato sembra dalla pioggia di questi giorni. Un dettaglio che farebbe pensare, in questo primo momento di verifiche, a una perdita da parte della struttura che fa capo all’Acquedotto del Fiora. Il consorzio idrico, infatti, ha ricevuto una nota dall’Arpat, così come le aziende comprese nel polo del Casone, con cui l’agenzia chiede se sono state ravvisate anomalie nel sistema di scarico oppure delle contaminazioni dei liquidi scaricati.
Dati di cui l’Arpat è ora in possesso e su cui può continuare gli accertamenti, iniziati con i primi campioni prelevati sabato mattina. Ma i precedenti non rassicurano pescatori e ambientalisti. Antonino Vella, ex assessore al mare di Follonica, torna a rilanciare la sua proposta per questi casi: «i responsabili paghino una multa pecuniaria al Comune di Scarlino, in modo che l’ente li utilizzi con iniziative turistiche o comunque rivolte a rilanciare l’immagine del territorio che i responsabili stessi hanno danneggiato».
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