Il Tirreno

Grosseto

Mabro, allo store c’è aria di primavera

di Francesca Gori
Mabro, allo store c’è aria di primavera

Presentata la collezione estiva aspettando nuovi ordini. Barontini: «Tempi difficili, ma dobbiamo stringere i denti»

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GROSSETO. Il peggio non è ancora passato, ma un brindisi si può pur fare. Un brindisi alla speranza, alla ripresa, a un 2013 che sia meno burrascoso dell’anno appena passato. Era questa l’aria che si respirava ieri al Factory store della Mabro, dove il patron Andrea Barontini, con il socio Antongiulio Pacenti hanno presentato anche ai grossetani i capi della linea primavera/estate dell’azienda, quelli per intendersi che hanno sfilato a Pitti uomo. Tra gli ospiti, il presidente del consiglio comunale Paolo Lecci e l’assessore al Commercio Emanuel Cerciello. Con loro due vecchie glorie del calcio italiano, gigliato e viola prima di tutto: il portiere Giovanni Galli e il terzino Alberto Di Chiara che hanno scelto, da tempo, di vestire con gli abiti cuciti dalle vestaglie azzurre. Testimonial di capi sartoriali fatti come Dio comanda che però, ancora, non sembrano aver trovato la loro giusta collocazione sul mercato. Perché i soldi mancano, manca la liquidità, e manca anche la fiducia per un’azienda che ha fatto di tutto per andare avanti, in questo anno e mezzo, per rialzare la testa.

«Lo so che i dipendenti sono esasperati e che le criticità finanziarie che avevamo all’inizio sono rimaste le stesse - dice Andrea Barontini - e anche che le soluzioni non sono immediate, ma qui c’è un patrimonio di lavoro e qualità che non può essere perduto». Stringere i denti. Barontini lo ha chiesto più di una volta ai suoi dipendenti. E i lavoratori Mabro hanno retto, fino ad ora, tra scioperi e cassa integrazione, tra mugugni e segretari dei sindacati con il mal di pancia, tra fiducia e disperazione. «Perché alla fine del mese - dice Barontini - lo so anch’io che c’è da pagare la bolletta». Ieri al Factory store c’è stato spazio anche (e forse soprattutto) per queste riflessioni. Ma c’è stato anche lo spazio per la fiducia, respirata tra quegli abiti appesi, cuciti come non si vede più da altre parti se non nella fabbrica di via Senese. Con il gancino e l’asola a scomparsa nella panciera dei pantaloni della prima linea, quella che lascia una piega impeccabile, o ancora con la toppa ruffiana sul gomito della giacca più sportiva.

La primavera estate della Mabro si snoda tra un marinaio dalle promesse facili a un quadretto stropicciato da abito del nonno tirato fuori dall’armadio dopo vent’anni.

E la donna fa poca differenza. Sdoganato il marchio, quel Mabro che fa tanto maschio, e cucito sulle fodere di seta arancio dei cappotti per signora, anche le donne potranno comprare al Factory store, tailleur dal taglio classico (e maschile) ingentiliti da inserti preziosi che sono piaciuti a Balenciaga. «La linea donna per ora ci è servita a ottenere alcune fason - dice Barontini - è un risultato indiretto, certo, ma vale la pena insistere». Come vale la pena insistere sulla qualità e sulle novità dettate da un mercato che comunque, sembra restringersi come un paio di calzoni vecchi. «Per il prossimo autunno inverno - dice lo stilista Luca Balugani - il maschio Mabro vestirà i colori caldi dell’autunno, lo shetland marrone e beige, il tweed cammello e i colori che raccontano la natura». Le idee alla Mabro non mancano. Mancano i soldi, ora, e mancano gli ordini, quelli importanti, che possono azzerare la situazione di incertezza che si respira nella grande fabbrica di via Senese.

francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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