Attenzione
Aurelia, dopo le beffe il danno
Mai adeguata, non ancora autostrada. Intanto la Provincia rischia 400mila euro per appalti del 1998
GROSSETO. L’Aurelia non è stata messa in sicurezza, l’autostrada è un miraggio, o uno spettro, a seconda dei punti di vista. Eppure la Provincia di Grosseto potrebbe esser costretta a pagare 400mila euro per questa chimera. A tanto ammonta il risarcimento che un tecnico del Tribunale maremmano ha quantificato ad appannaggio di tre ditte alle quali, quattordici anni fa, era stata affidata la realizzazione di un lotto stradale. «Poi l’ex presidente del consiglio, D’Alema, e l’allora governatore della Toscana, Chiti – ricorda l’ex assessore provinciale alle infrastrutture, Sergio Bovicelli – sottoscrissero con Anas un protocollo concernente tutta la dorsale tirrenica». In carica per due mandati consecutivi, dal 1999 al 2009, Bovicelli ripesca nella memoria i vari passaggi, concludendo che «Anas, includendo il nostro progetto nel suo più ampio, di fatto ci impedì di andare avanti in quel singolo lotto».
L’inizio di questo capitolo dell’epopea stradale comincia nel 1998 quando, a seguito della convenzione tra Anas, Regione Toscana e Provincia di Grosseto per i lavori di adeguamento dell’Aurelia, palazzo Aldobrandeschi affidò l’incarico per un lotto – da Capalbio al Chiarone – a un’Ati costituita da tre società: Rpa Spa di Perugia e le romane Italprogetti Srl e Ste Srl. L’anno seguente, con l’approvazione del progetto definitivo, furono liquidate le prime rate dei 928 milioni delle vecchie lire, circa 479mila euro, pattuiti come importo complessivo per quel tratto di lavori. Nel passaggio successivo, la valutazione di impatto ambientale, qualcosa però si bloccò.
Il Ministero dell’Ambiente infatti, ritenendo insufficiente una pronuncia di compatibilità ambientale solo su una parte di un progetto ben più ampio - la realizzazione di un percorso di tipo autostradale (due corsie più una di emergenza per ciascuna carreggiata) da Rosignano a Civitavecchia, ma senza pedaggio - avocò a sé la pratica. Il resto è storia più o meno recente, con il ritorno in cattedra della Sat, la società che dovrebbe, oggi, realizzare l’autostrada. E di mancato adeguamento dell’Aurelia, oggi, ne parleremmo solo per le proteste dei comitati, se non fosse che la capogruppo dell’Ati, la perugina Rpa, due anni fa ha presentato un ricorso al Tribunale di Grosseto chiedendo il risarcimento «per mancato utile percepito e per mancata referenza tecnica».
Una richiesta corroborata anche dal consulente tecnico d’ufficio nominato dal palazzo di giustizia grossetano, l’ingegnere Giovanni Mignogna, che nella sua relazione ha stimato il danno da risarcire alla ditta in 400mila euro. Il giudice ha dato la possibilità a palazzo Aldobrandeschi di presentare nuove osservazioni con il geometra Tiziano Romualdi, che però, essendo impegnato con l’emergenza alluvione, è stato sostituito dall’ingegnere Mario Leonardi, al quale andranno quasi 7mila euro di compenso. Leonardi, professore all’università di Pisa, già dalla prossima udienza del 19 dicembre, dovrà dimostrare che le tre ditte «rivendicano crediti per lavori mai effettuati», come chiosa l’ex assessore Bovicelli.
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