Sicurezza
«Nuovi criteri di rischio per lo sviluppo urbano»
Sabatini: «Gli abitati intorno a Ombrone e Albegna erano in linea con le norme Ma adesso i Comuni devono riconsiderare la frequenza degli eventi eccezionali»
GROSSETO. Il rischio idrogeologico dei fiumi maremmani e le scelte urbanistiche compiute nel tempo e che hanno permesso l’urbanizzazione nelle vicinanze sono, nelle ultime settimane, più che mai all’ordine del giorno. Si parla di nuove previsioni urbanistiche che possano limitare gli effetti catastrofici delle alluvioni: c’è chi addita a responsabilità oggettive e chi chiama in causa modalità di costruzione nel rispetto del territorio. Ma qual è l’iter urbanistico secondo il quale, ad esempio, è stato possibile costruire in Albinia piuttosto che in tante altre zone poste nelle vicinanze dei fiumi? La base di partenza è la legislazione regionale che si basa su quelli che sono i potenziali rischi tollerabili per ogni zona.
«La Regione Toscana è abbastanza severa in questo e prevede come livello di guardia l’eventuale ritorno dopo 200 anni di un evento atmosferico estremo - spiega Marco Sabatini, assessore provinciale all’urbanistica - Il che significa che, in base a studi e rilevamenti storici, si valuta il rischio medio di ritorno degli eventi e si agisce di conseguenza. Naturalmente, per le zone al di sotto di questo livello di ritorno temporale, le precauzioni da prendere per la messa in sicurezza sono molto elevate e influenzano i regolamenti urbanistici e i piani strutturali».
Ma in questo contesto come si inseriscono la zona di Albinia e gli strumenti urbanistici adottati in passato per il suo sviluppo? «L’abitato di Albinia è fuori da tali limitazioni della legge regionale toscana: l’alluvione del 12 novembre è stata invece un evento ed è inserita in un contesto di ritorno “settecentennale”. Ossia si è stabilito che la probabilità media che un tale evento si ripresenti è di 700 anni - continua Sabatini - E appare chiaro che prevedere tale livello di guardia, come base di partenza per la pianificazione è paradossale perché sarebbe come ammettere che in una pianura alluvionale, quale è sempre stata la Maremma, non si possa addirittura vivere. In antichità i paesi venivano costruiti sui colli, ma nell’era moderna appare impossibile ipotizzare zone industriali o insediamenti economico produttivi in luoghi differenti dalle pianure».
Un discorso che in realtà riguarda anche l’Ombrone dove addirittura, dall’800, il fiume è straripato più volte, cambiando addirittura lo sviluppo dell’alveo: e non per questo Grosseto è stata bloccata nella sua crescita urbanistica: «Certamente i Comuni hanno il dovere di fare tesoro dell’esperienza vissuta e faranno le loro scelte proponendo eventuali nuovi criteri su cui basare il loro piani di sviluppo del territorio. Come avvenuto in passato e nel pieno rispetto della legislazione regionale, anche il Comune di Orbetello potrà variare il regolamento urbanistico comunicando le sue scelte, in relazione al rischio idrogeologico, al Genio Civile e alle autorità di bacino - dice il vicepresidente della Provincia - che sono organi cui si conforma anche il Ptc provinciale. E solamente dopo il loro placet potrà avviare i procedimenti di attuazione e sviluppo urbanistico che più sembrano idonei per la propria comunità».
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