Festa intellettuale in cantina ma i ristoratori si oppongono
ARCIDOSSO. Festa privata, ad Arcidosso, ma subito il diavolo ci mette la coda. Una storia nata con ambizioni intellettuali e cittadine e senza un lieto fine. La raccontano le stesse protagoniste,...
ARCIDOSSO. Festa privata, ad Arcidosso, ma subito il diavolo ci mette la coda. Una storia nata con ambizioni intellettuali e cittadine e senza un lieto fine. La raccontano le stesse protagoniste, Cinzia Bardelli e Rachele Ricco, due giovani di Arcidosso: «In città esiste una formula in cui il padrone di casa invita a cena degli amici, per ascoltare artisti per lo più emergenti. Si chiede ai commensali un contributo per sostenere le spese vive: si tratta di “salotti intellettuali”, dove non sussiste alcuno scopo di lucro, l’accoglienza è privata e il contributo copre appena le spese della padrona di casa».
Ad Arcidosso, dove troppo spesso ci si lamenta per l’assenza di iniziative giovani, Cinzia possiede una cantina nel centro storico e con l’amica Rachele decide di fare una festa per gli amici: «Gli amici invitati avevano risposto con entusiasmo. Era stato invitato un cantautore romano la cui fama aveva richiamato l’interesse generale».
Le ragazze parlano in giro della loro iniziativa e vengono chiamate in Comune: «Il responsabile, appreso che l’evento era stato promosso soltanto in una cerchia di amici vicini (anche tramite Facebook e cellulare, strumenti ad uso privato) e svolto in un locale privato, ci ha tranquillizzate e sostenute. Attraverso la cantina e una festa privata, avremmo testato la risposta dei nostri amici e quindi la possibilità di ricreare occasioni simili, magari strutturandoci come associazione o circolo culturale o riproporre la cosa come evento pubblico con permessi ad hoc e un’adeguata promozione».
Dunque festa privata con la benedizione del funzionario comunale. Invece, dicono le ragazze che «alcuni piccoli esercenti, proprietari di locali pubblici e ristoratori, nel giro di appena due giorni hanno scatenato un polverone. Abbiamo ricevuto, entrambe, telefonate poco simpatiche dove si veniva accusate di voler in modo indebito guadagnare su un evento che a loro avviso era pubblico e la cantina sarebbe diventata ristorante di frodo. In realtà, il nostro era a tutti gli effetti un evento privato. Non siamo né scorrette né indebite procacciatrici di denaro, né vogliamo in alcun modo mancare di rispetto ai professionisti. E così ci abbiamo rinunciato». (f.b.)
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