Il dolore
Marras guarda avanti «Ora le Primarie per i parlamentari»
Il presidente della Provincia analizza il voto di domenica «La gente ha dimostrato di avere ancora voglia di politica»
GROSSETO. Torna la voglia di politica. Le 18mila persone andate alle urne per il primo turno delle Primarie in Maremma (e quasi 17mila al secondo) sono la miglior risposta sia all’antipolitica che al rifiuto della politica. Ma adesso vanno mandati segnali alla gente che chiede con forza un cambiamento: uno dei principali, in vista delle elezioni politiche, sarà fare le Primarie anche per i parlamentari. Lo sostiene, a 24 ore dal voto, il presidente della Provincia, Leonardo Marras, bersaniano. O, meglio, moderatamente bersaniano, visto che è stato uno degli animatori del gruppo “Amici del Giaguaro” e del decalogo di moralità e buone intenzioni che ha saputo coinvolgere una grossa fetta del Pd maremmano.
La Maremma, al di là dei risultati, ha risposto: presente. «La grande partecipazione è la risposta più importante a questo momento difficile della politica. C’è voglia di politica, almeno nel popolo del Centrosinistra. Il pareggio del secondo turno è una vittoria di tutti: di Bersani, della sinistra che lo ha votato, anche della parte che ha manifestato con grandissima forza la voglia di cambiamento. Ora sta a noi saperlo interpretare».
In che modo? «Tenendo l’ orecchio appoggiato all’asfalto per ascoltare tutto quello che succede. Da tempo arrivano messaggi dalla nostra gente, le risposte vanno date. Finito il tempo delle tifoserie per le Primarie, eccessi che non mi hanno entusiasmato, ora dobbiamo renderci conto che niente è più come prima e che vanno dati segnali. Da subito. Sia noi, che siamo la parte vincente, sia quella perdente. Ma mi pare che le prime parole di Bersani, e anche di Renzi, vadano in questa direzione».
Gli amici del Giaguaro hanno portato un contributo in questo senso, già prima del voto: «Lo hanno portato così come tutti gli altri. Al ballottaggio sono stati importanti anche i voti arrivati dai sostenitori degli altri schieramenti».
Però il decalogo del Giaguaro imponeva già un rinnovamento. E il risultato in Maremma dei bersaniani, migliore che altrove in Toscana, forse è stato legato anche a questo: «Avere dei dubbi, e non solo certezze, aiuta a capire i bisogni e le istanze che vengono dalla gente. Attorno al Giaguardo si sono riunite molte persone, non posso che essere contento se questo entusiasmo crescerà. Ci servirà per le politiche».
La Toscana è comunque renziana. «Va guardato bene il rapporto fra il voto e la geografia. Renzi vince a Firenze e in tutte le parti della Toscana che, in qualche modo, sono vicine a Firenze. Mentre pareggia, o anche perde, sulla costa. Questo è in linea con la condizione sociale delle aree: la costa soffre di problemi maggiori, qui c’è più bisogno di sinistra».
Dunque si parlava di segnali. Quali sono i primi da dare alla gente? «Non dobbiamo far finta di nulla e mantenere alta la partecipazione. Io spero ancora in una legge elettorale che permetta alla gente di scegliere il proprio parlamentare. Ma, se così non sarà, ritengo che vadano fatte primarie anche per le elezioni politiche. La gente deve rimettersi in coda ai seggi per dire chi vuole a Roma, in un movimento di popolo come quello a cui abbiamo assistito. E soprattutto adesso in cui il Centrodestra è senza punti di riferimento e altri scelgono i parlamentari on line».
Ma Bersani ci riuscirà? O sarà di nuovo schiavo di qualche dinosauro che vuole il posto garantito a Roma? «Bersani ha avuto un forte mandato popolare per operare il cambiamento. Può decidere senza bisogno di nessuno. E già nelle prime dichiarazioni ha fatto capire che lo farà. Il segnale arrivato dal voto è chiarissimo».
Ma l’anno prossimo ci sarà il congresso. «Vero, ma prima ci sono le politiche. E sono importanti, perché adesso è giunto il momento di superare il governo dei tecnici e tornare a dare ruolo centrale alla politica. La gente lo chiede con forza».
Ultima domanda sulle Province. Ma cosa succede? Si torna indietro sulla riforma? «C’è il decreto. E ci sono parlamentari che non vogliono convertirlo. Altri che vogliono farci modifiche. A mio avviso adesso non si può tornare indietro, la gente non capirebbe. Però alle Province riformate vanno date competenze e l’elezione diretta degli organi. Inoltre servono risorse, perché in questo momento rischiamo il dissesto».
@guifiorini
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