Sicurezza
«Ma che fine ha fatto il bus made in Cina?»
GROSSETO. Ricordate l’autobus con i semafori a mandorla? Quello proveniente dalla Cina, sbarcato in Maremma in attesa che l’esperimento divenga un qualcosa di stabile e duraturo? Bene, su questo e su...
GROSSETO. Ricordate l’autobus con i semafori a mandorla? Quello proveniente dalla Cina, sbarcato in Maremma in attesa che l’esperimento divenga un qualcosa di stabile e duraturo? Bene, su questo e su qualche altra questione intervengono dal sindacato unitario dei lavoratori Tiemme. In un periodo di vacche magrissime come quello attuale, il gruppo di dipendenti ha pensato di porre un paio di domande pubbliche ai vertici dell’azienda.
E la prima questione, appunto, riguarda proprio lo sbarco cinese in salsa maremmana: «Vorremmo sapere, a nome di tutti coloro che pagano le tasse, quando entrerà in servizio il tanto decantato autobus elettrico costruito in Cina; se è stato acquistato con soldi pubblici destinati al trasporto pubblico locale oppure con fondi privati; se sarà usato solo come propaganda per la nuova società ‘Rama life’ o se sarà invece venduto o magari il suo costo ammortizzato con il lavoro».
Ma non è finita qui: dal Sul chiedono anche spiegazioni sul trasporto del bus elettrico che, a oggi, pare non sia stato ancora neppure immatricolato: «Chiediamo perché, per gli spostamenti, il mezzo deve essere caricato su un camion. Ci sono forse – gettano più di un’insinuazione richiamandosi a una vecchia polemica - differenze tra i parametri di costruzione europei e quelli cinesi che ne impediscono l’immatricolazione in Italia?».
Tutto qua? Neanche per sogno: oltre ogni particolare questione, dall’organizzazione sindacale evidenziano come «nel capoluogo maremmano si continua a sprecare denaro pubblico per un servizio urbano che non può essere utilizzato da nessuno, a causa dei continui ritardi dovuti al traffico cittadino. Basterebbero pochi accorgimenti, dal costo contenuto, per rendere il servizio migliore». Qui il riferimento è anche – ma non solo - alle corsie preferenziali per i bus, che dovrebbero spuntare con l’avvento del gestore unico regionale.
Ma c’è pure un’altra faccenda su cui il gruppo di lavoratori punta il dito. Anche questa volta si parla di quattrini e nel caso specifico di rimborsi: «Il consiglio di amministrazione di Tiemme in questi giorni ha elargito il premio di risultato ai propri dipendenti. Ci chiediamo in base a quale “obiettivo raggiunto” alcuni dipendenti, quindi non appartenenti al gruppo dirigenziale, abbiano ottenuto il premio maggiorato, in alcuni casi anche di dieci volte, rispetto agli altri. Vorremmo poi capire se il successivo, frettoloso accordo sindacale che estende le briciole di premio rimasto ai colleghi con livello inferiore, nasce da una contrattazione con i sindacati antecedente al ricco premio elargito ai livelli intermedi, o se è servito – accusano dal Sul - a tacere una situazione che stava divenendo ingestibile per il consiglio di amministrazione della società».
È anche per questi motivi che il sindacato unitario lavoratori chiede siano resi disponibili e facilmente visionabili tutti i bilanci aziendali, non solo di Tiemme, ma anche «delle case madri: da Rama a Train, sino alla Atm di Piombino e Lfi di Arezzo».
Maurizio Bernardini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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