Il Tirreno

Grosseto

La Mabro passa l’esame della catena americana

di Francesca Gori
La Mabro passa l’esame della catena americana

Da oggi si comincia a lavorare per l’accordo con gli statunitensi di Jos.A. Bank Le vestaglie azzurre minacciano un nuovo sciopero per gli stipendi

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GROSSETO. Si chiama Jos.A. Bank e si legge migliaia di capi che potrebbero essere realizzati alla Mabro. Oggi gli uffici della grande fabbrica di abbigliamento di via Senese che cerca di rialzare con fatica la testa, saranno al lavoro per cominciare a buttare giù tutte le pratiche burocratiche che serviranno da corollario all’accordo, quello vero, che verrà siglato negli Stati Uniti. La certezza matematica non può esserci ancora, ma l’ottimismo è alle stelle. La parola che conta, quella del responsabile della qualità della società statunitense, un italo-americano che ieri era in visita allo stabilimento, è stata data. La Mabro ha passato l’esame a stelle e strisce e quella società che ha quasi seicento negozi di abbigliamento negli Stati Uniti con una produzione di capi dai numeri impressionanti, potrebbe davvero rappresentare la svolta attesa da tutti. Andrea Barontini, del suo ottimismo, non fa mistero. «Oggi intanto cominceremo a prendere quegli impegni da parte della nostra azienda e della società americana - spiega - che rappresentano un primo passo verso la stesura del contratto». Clausole legali e burocratiche da definire, insomma.

La Mabro, sotto esame da parte della Jos.A. Bank che ha uno dei suoi negozi nella Sesta strada a New York, quella che gli americani chiamano la “fashion avenue” per sottolinearne il legame con la moda, c’è stata per quasi un anno. Di abiti e prototipi della società americana nelle mani delle vestaglie azzurre ne sono passati diversi. E su come tagliano e cuciono le sarte di Grosseto nessuno ha mai avuto da ridire. «Ora però abbiamo passato anche il test dello stabilimento - aggiunge l’imprenditore pratese - e siamo a un passo dal rilancio dell’azienda». Oggi i sindacati, i vertici di Abbigliamento Grosseto, il Comune e la Provincia, con le rsu sarebbero dovuti tornare alla Regione per fare il punto sulle novità che riguardano la fabbrica. Ma l’incontro è stato spostato a venerdì 14, come richiesto dall’azienda. «Anche oggi e nei prossimi giorni saremo impegnati in questa trattativa - dice Barontini - per questo abbiamo chiesto che l’incontro slittasse». Una scelta che però non è piaciuta ai lavoratori. Alle 14, in azienda, si sono riunite le vestaglie azzurre e durante l’assemblea, alla quale i rappresentanti della Cisl e della Uil hanno chiamato anche quelli della Cgil, è stato deciso anche un altro ultimatum per Abbigliamento Grosseto: gli stipendi di settembre e ottobre entro venerdì o sciopero a partire da lunedì prossimo. Il 40% di settembre è stato accreditato ieri pomeriggio ai lavoratori, per lo stipendio di ottobre si dovrà aspettare ancora un po’. «Lo so bene che i lavoratori stanno facendo un grande sacrificio - aggiunge Barontini - ma ora siamo davvero arrivati a una svolta. Mi hanno dato fiducia tante volte, la chiedo ancora. Sarebbe un paradosso buttare via questa opportunità». Un’opportunità che ha un nome americano e che potrebbe decidere, proprio a partire da quella che è l’esperienza della fabbrica grossetana e delle vestaglie azzurre di creare una linea sartoriale, un su misura che ancora non esiste e anche una linea per le misure speciali, da realizzare qui. «Linee che, con la grande presenza sul territorio della Jos.A Bank - dice Barontini - significherebbero numeri importantissimi per la nostra fabbrica, che avrebbe, con una commessa del genere, un appeal diverso anche nei confronti degli altri clienti».

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