La manifestazione
Il Pd resta nelle mani dei bersaniani
Nonostante il successo di Renzi, nelle stanze del potere sono seduti solo esponenti dell’altra parte
GROSSETO. Rileggendo i numeri dei due turni elettorali delle primarie può capitare di confondersi. Non è vero che il Pd grossetano è diviso esattamente a metà tra Bersani e Renzi. Il Pd grossetano era e resta quasi totalmente in mano a Bersani. E’ il popolo delle urne, quello che ha pagato i due euro e sottoscritto un sostegno al centrosinistra, che in Maremma ha scelto Renzi il 25 novembre e poi si è diviso a metà - come una mela - al ballottaggio di domenica. C’è differenza. Molta differenza.
Se il buongiorno si vede dal mattino non sarà facile far entrare il vento della novità e del cambiamento nelle sezioni del Pd, non sarà facile che i big ammettano, un po’ tutti, di essere stati ridimensionati. Aprire le porte? Più probabile che si chiudano anche le finestre. Sì, perché su un punto hanno ragione certi interessati e improvvisati commentatori di Facebook: qui, ad esporre istituzionali e dirigenti del partito ad una magra figura, non sono stati – siamo sinceri – nuovi antagonisti locali, figure trascinanti in grado di portare valore aggiunto al Pd, ma piuttosto “quell’effetto Renzi”, i suoi messaggi declinati sul locale dai media, l’indubbio carisma del sindaco di Firenze, capace di fare presa in aree dove il Pd difficilmente intercetta consenso.
Con tutto il rispetto per Marco Simiani, la Scoccati, Ulivieri, Bellumori e quanti hanno lavorato negli ultimi due mesi allo straordinario risultato di Renzi, il Pd non avrà un’impennata di iscrizioni e militanze, né un eventuale congresso potrà cambiare gli attuali equilibri. Il dibattito interno al partito, se ci sarà, a Grosseto lo guideranno i bersaniani moderati, gli smacchiatori del giaguaro. Da loro si attende la costruzione del “ponte”, il cambiamento, al di là dei personalismi e dei posizionamenti di prospettiva.
Il risultato di domenica 2 dicembre è abbastanza chiaro. Nelle 78 sezioni predisposte dal comitato organizzatore in 38 ha vinto Renzi (tra queste il seggio di Roccastrada paese, feudo di Marras), in 2 sezioni (Bagnolo e Scansano) il conteggio delle preferenze si è concluso in parità, nelle altre 36 sezioni ha vinto Bersani. Sorprendente è soprattutto il boom di Renzi sull’Amiata, ad Arcidosso e Castel del Piano, là dove la posizione (a dire la verità piuttosto sfumata) dell’assessore regionale, l’indigena Anna Rita Bramerini, non ha inciso sull’elettorato. Poi c’è Massa Marittima, dove al primo turno il tandem Sani-Bersani ha prevalso di sole 13 croci (335 a 322) sui renziani. Senza gli inquinatori è finita 389 a 311… A Follonica la Baldi esce teoricamente rinfrancata dalle consultazioni. D’altra parte, si sapeva, che lo zoccolo duro del suo consenso non risiede nel partito. Infine Grosseto, la città e le frazioni. Qui Renzi vince nettamente sia al primo che al secondo giro, in tutti i quartieri. Non era un pronostico semplice.
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