Sicurezza
«Ci avete preso in giro» La lettera dei dipendenti
GROSSETO. Il giorno dell’assemblea, ancora una volta sancita dalla spaccatura tra rsu Cgil da una parte, Cisl e Uil dall’altra, alla Mabro è stato il giorno delle firme. Ottanta, quelle che sono...
GROSSETO. Il giorno dell’assemblea, ancora una volta sancita dalla spaccatura tra rsu Cgil da una parte, Cisl e Uil dall’altra, alla Mabro è stato il giorno delle firme. Ottanta, quelle che sono state messe per ora sotto la lettera che le vestaglie azzurre della Cgil hanno inviato alle istituzioni, presidente Rossi in testa e che ripercorrono le ultime tappe di una vicenda che sembra non trovare composizione. Le paure espresse sono le stesse: la chiusura della fabbrica, la mancanza di un piano industriale vero il silenzio della proprietà ma anche delle istituzioni che sono state interpellate, sui nomi e i volti di chi fa parte di quelle società fiduciarie che sono Abbigliamento Grosseto. «Non abbiamo la capacità di leggere il futuro, ma l’esperienza maturata ci permette di prevedere cosa avverrà nei prossimi mesi ad Abbigliamento Grosseto. Il lavoro mancherà sempre di più, le retribuzioni non verranno pagate, qualche fornitore presenterà ingiunzioni di pagamento, il concordato di Royal Tuscany chiederà gli 800mila euro, che nel frattempo avranno superato il milione. Tra gennaio e marzo verrà chiesto il fallimento di Abbigliamento Grosseto. Della grande Mabro resterà una piccola azienda, qualche decina di dipendenti in tutto per gestire l’amministrazione, il magazzino e, se va bene, un piccolo laboratorio per i prototipi, perché tutto il lavoro verrà portato fuori».
Parole che le vestaglie azzurre non avevano mai pronunciato con questa chiarezza e che arrivano dopo la scadenza del pagamento dello stipendio, fissato per il 25 novembre, quando nei loro conto correnti sono arrivati solo parte dei soldi da riscuotere.
Quello che è successo alla riunione con l’assessore regionale Gianfranco Simoncini non è stato ancora digerito dai lavoratori che hanno sottoscritto la lettera presentata in assemblea. «Se guardiamo ai fatti - scrivono - non ci sono né nuovi clienti e nemmeno i brevetti annunciati, come anche l’assordante silenzio del presidente Rossi, sparito dopo che si era impegnato per una sua visita da effettuare prima di agosto». E poi c’è il nodo della proprietà, da sciogliere. La presenza delle fiduciarie nella compagine societaria. «È stata più volte pubblicamente chiesta chiarezza, ottenendo solo il risultato di un significativo silenzio da parte di sindacati ed istituzioni. Anche tacendo si mandano segnali chiari. L’ultimo incontro in Regione è stato una vera commedia: Simoncini, ritenendo la cosa di scarsa importanza, che afferma di non sapere chi si nasconde dietro le fiduciarie perché la trattativa fu gestita da Fiditoscana e che ha invitato la nostra rappresentanza a rivolgersi alla Procura della Repubblica se non convinta della legittimità dell’operazione (me è sempre assessore in Regione Toscana? E Fiditoscana di chi è emanazione? La Regione ha un obbligo, almeno etico-morale, alla trasparenza? E chi avrebbe commesso eventuali illeciti?». Il 4 dicembre l’appuntamento è di nuovo in Regione. «Lì andremo con un nostro piano - aggiunge Perino - che presenteremo all’assessore e a tutte le istituzioni». (f.g.)
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