Il dolore
Quei canili abusivi saranno demoliti
Ma l’intervento nella zona di ponte Mussolini sarà a carico della collettività: il Comune ha stanziato oltre 11mila euro
GROSSETO. Le strutture abusive realizzate sotto ponte Mussolini, in prossimità dell’argine del fiume Ombrone, costeranno alla collettività 11mila 500 euro. Ovvero la somma che il Comune di Grosseto dovrà sborsare di tasca propria poiché gli autori materiali di quegli abusi non sono stati scoperti.
Ad agosto dell’anno scorso Il Tirreno raccontò le condizioni, con tanto di fotografie, nelle quali erano costretti a vivere una quindicina di cani rinchiusi in un canile lager. Gabbie in legno e lamiera utilizzate da una famiglia grossetana per custodire gli animali.
In seguito alla segnalazione di questo giornale, il sopralluogo della polizia municipale portò alla scoperta, nella stessa zona, di numerosi canili abusivi di proprietà, presumibilmente, di cacciatori e contadini della zona. A fianco di questi furono trovati anche manufatti adibiti ad altri usi, dai pollai ai depositi per le attrezzature agricole, di dimensioni comprese tra i 15 ed i 120 metri quadrati di cemento, reti metalliche, e in alcuni casi persino eternit.
In quell’occasione i proprietari furono quasi tutti rintracciati, ma rimanendo nella stessa zona, tra ponte Mussolini e località Crespi, evidentemente qualcuno deve esser riuscito a farla franca. E così, dopo una stima economica effettuata dal settore tecnico manutentivo municipale, il Comune ha stanziato 11mila 495 euro per la demolizione d’ufficio dei manufatti recintati e provvisti di cancelli.
Costruire in quella striscia di terra, a pochi passi dal fiume Ombrone, costituisce una violazione dei vincoli paesaggistici tutelati dal dlgs 42/2004 (il cosiddetto decreto Urbani) che tra le aree tutelate per legge include «i fiumi, i torrenti, i corsi d'acqua (...) e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna ».
«In più in quella zona c’è un vincolo di pericolosità idraulica – spiegò Franco Cerri, geometra del servizio edilizia privata del Comune e responsabile dei procedimenti per gli abusi– fatta salva l’azione penale, il procedimento prevede la notifica ai proprietari di un avviso, dopo il quale essi hanno trenta giorni di tempo per demolire le strutture».
Se non ci sono contestazioni, «rare in casi lampanti come questi», scaduti i trenta giorni, i vigili tornano a verificare la situazione.
«Se non hanno sanato l’abuso autonomamente, avviamo un provvedimento definitivo che concede al massimo altri novanta giorni. Dopo di che dall’ufficio urbanistico la pratica passa a quello dei lavori pubblici per la demolizione d'ufficio».
Come ultima fase dell’iter l’amministrazione si rivale sui privati dei costi sostenuti per pagare la ditta demolitrice.
«I manufatti costruiti ex novo non sono sanabili, ad esempio, con la pratica per accertamento di compatibilità paesaggistica postumo. La demolizione è l’unica via».
Però se chi ha compiuto l’illecito è contumace, il ritorno alla legalità comporta una spesa per tutti. Anche per i cittadini onesti, che – come in questo caso – devono vedere uscire dalle casse pubbliche migliaia di euro proprio mentre gli enti locali annunciano di non avere più soldi per garantire i servizi alla comunità.
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