La manifestazione
Entrano al cimitero e profanano una tomba
Davanti al camposanto i segni realizzati con le melanzane, intorno alla bara aperta tanti lumini
BAGNO DI GAVORRANO. Qualche giorno fa è scomparso il telaio in legno che abbracciava una tomba a terra, realizzato con mani e amore da un genero per il suocero defunto. Ma fino a quell’episodio, al camposanto di Bagno di Gavorrano, chi riposa in quella terra e in quei loculi, lo ha potuto fare in santa pace.
Fino a ieri mattina, quando il custode è arrivato ad aprire e ha trovato una brutta sorpresa: una bara, estratta dal loculo, messa a terra e scoperchiata. E davanti al cimitero, vicino all’ingresso su un lato del camposanto, i segni di quello scempio: un abbozzo di croce fatto con le melanzane, o forse quello che voleva assomigliare a un candelabro.
Un episodio che ha suscitato più di una domanda negli investigatori. Probabilmente, se il furto del telaio potrebbe rivelarsi un fraintendimento e quel manufatto potrebbe essere stato tolto da lì soltanto per permettere alcuni lavori intorno, senza che poi però fosse tornato al suo posto, l’episodio della bara aperta fa pensare a qualcosa di molto diverso. Chi è entrato nel camposanto per aprire quel loculo e perché è stata profanata proprio quella tomba? La bara era completamente circondata da lumini, aperta nella sua parte superiore. La salma della donna che da due anni riposava in quella bara era parzialmente visibile. Eppure, non c’è alcun mistero sulla vita e nemmeno sulla morte di quella donna scomparsa due anni fa a causa di una terribile malattia.
I carabinieri, che ieri mattina sono stati chiamati immediatamente dal guardiano del camposanto, sono rimasti basiti: dentro a quel cimitero c’erano i segni di qualcosa di terribile. Probabilmente non di una messa nera, quanto più facilmente di una messinscena per far credere che a Bagno esistano sette sataniche pronte a entrare in azione al camposanto. Quello che è certo è che chi è entrato nel cimitero non si è limitato ad abbozzare qualche scarabocchio o a lasciare soltanto quei segni davanti all’ingresso, quei disegni che dicono poco, realizzati con delle melanzane. Ha fatto di più.
Ha tolto la lapide di marmo che copriva il loculo, ha tirato giù la bara della donna e l’ha parzialmente aperta.
Ha guardato in faccia la morte, senza probabilmente rendersi conto che quel gesto avrebbe gettato nel dolore e nello sconforto una famiglia devastata dalla sofferenza della perdita di una persona cara e amata.
Di una donna di appena cinquant’anni uccisa da un male terribile e ora anche offesa, nella sua morte, da chi ha profanato la sua tomba.
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