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Grosseto

Il Tar ordina: «Restituire le ore di sostegno»

Il Tar ordina: «Restituire le ore di sostegno»

Roma taglia, i genitori di un bimbo grossetano disabile fanno ricorso e vincono: «Esempio da seguire»

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GROSSETO. Per l’Italia non è una novità, ma in Maremma è la prima volta. Per questo la sentenza del Tar del 22 novembre scorso è destinata a diventare una pietra miliare, punto di partenza – quasi certamente – per tante altre cause fotocopia che ora partiranno anche da questo territorio.

La sentenza in questione è semplicissima, e pressoché identica a decine di altre che i Tribunali amministrativi di tutta la Penisola stanno scrivendo da mesi. E non fa altro che ribadire un concetto stabilito, nero su bianco, due anni fa dalla Corte costituzionale: la scuola non può risparmiare sul sostegno agli alunni svantaggiati.

Lo ripete il Tar di Firenze, imponendo all’Istituto comprensivo 6 di Grosseto , al ministero dell’istruzione, all’Ufficio scolastico regionale e a quello provinciale, di “restituire” immediatamente l’insegnante di sostegno a tempo pieno a un ragazzino diversamente abile che frequenta la scuola primaria in una frazione cittadina.

Il Piano educativo individualizzato (elaborato da consiglio di classe, insegnante di sostegno, dirigente scolastico e operatore Asl, con la famiglia del minore) prevedeva per lui, nell’anno scolastico 2012 - 2013, 22 ore di insegnante di sostegno. Senonché il dirigente stesso, a fine settembre, alle prese con i tagli governativi di ore ne ha concesse solo 6.

Ma, scrive il Tar, come più volte ripetuto «gli alunni diversamente abili sono titolari di un diritto soggettivo all’assegnazione delle ore così come risultanti dal loro piano educativo e la loro situazione soggettiva non può essere compromessa in dipendenza di carenze organiche del personale scolastico o di esigenze di bilancio». Dunque l’ordine perentorio di riportare le ore a 22 entro breve, pena la nomina di un commissario ad acta.

«Alla luce di questa sentenza, la prima in Maremma – commenta Stefano Rosini, consigliere comunale dell’Idv e insegnante che da anni si batte proprio sul fronte del diritto al sostegno – rinnovo l’appello a tutte le famiglie della nostra provincia che hanno questo disagio: se vi sentite privati del diritto vostro e dei vostri figli, non abbiate timore a fare ricorso e a chiedere il sostegno dovuto». Soprattutto, sottolinea Rosini, non si rischia nulla, né ritorsioni né “occhiatacce”. Anzi, par di capire, per gli stessi dirigenti scolastici – presi tra l’incudine dei tagli e il martello di situazioni di bisogno – queste sentenze che tagliano la testa al toro sono spesso quasi un sollievo.

Oltretutto l’avvocato, alla fine, lo paga lo Stato. Anche in questo caso grossetano, infatti, il Tar impone al ministero di rimborsare le spese legali sostenute dalla famiglia che ha fatto ricorso. Ben 3.600 euro, somma che impone una domanda: ma non farebbe meglio, lo Stato, a risparmiare i soldi per gli avvocati e a spenderli direttamente per tutelare i diritti dei più deboli?

Emilio Guariglia

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