Il dolore
In consiglio manca il numero legale
Troppe assenze (strategiche?) nei banchi della maggioranza, seduta sospesa senza discutere il riscatto delle aree Peep
GROSSETO. E se le numerose mozioni presentate dal consigliere grillino Gori - «troppe» per qualcuno - fossero state il pretesto addotto da una grossa fetta della maggioranza per disertare l’aula e non affrontare la questione del riscatto delle aree Peep? Qualcosa in più di un sospetto accomuna tutta l’opposizione, Pdl, Sel ,5 Stelle e civiche, dopo che, per la terza volta consecutiva, nella seduta pomeridiana del consiglio comunale è venuto a mancare il numero legale. Tra i punti all’ordine del giorno c’erano otto mozioni presentate da Gori, due delle quali sono state votate nella sessione mattutina. La prima chiedeva di censire gli edifici vuoti - «un progetto nazionale senza oneri per l’amministrazione» - ed è stata cassata senza nemmeno un intervento. Anche la seconda, che implicava da parte di Acquedotto del Fiora un investimento prioritario dei ricavi nella manutenzione straordinaria della rete idrica, è stata bocciata. Ma almeno dopo un dibattito che ha coinvolto il sindaco Bonifazi e gli altri consiglieri. Che al clima di ostracismo nei confronti di Gori si fosse affiancata l’ipotesi di un’assenza strategica, se ne è avuto sentore quando è stata sospesa la seduta per la pausa pranzo. Tra i banchi dell’opposizione è iniziata a circolare la voce che la digestione di alcuni consiglieri sarebbe durata più a lungo del tempo concesso, per evitare di esprimersi sulla mozione contraria all’aumento del corrispettivo per trasformare il diritto di superficie in diritto di proprietà nelle aree Peep.
Alle 15.06, al primo appello – il rientro era previsto alle 14.30 – erano presenti solo in sedici, compreso il primo cittadino che però non concorre al numero legale: per la maggioranza Mascagni, Tinacci e D’Alise del Pd, Cossu e Lecci dei socialisti. Tra gli scranni dell’opposizione invece erano seduti CIterni di Sel, Gori del 5 Stelle, Felicioni di Grosseto Oggi, Colomba del gruppo misto, Agresti, Lolini, Rossi, Angelini, Cerboni e Pacella del centrodestra. Mancando una persona per raggiungere il “quorum” entro un’ora dalla convocazione, l’arrivo di un trafelato Buzzetti era stato accolto da un’ovazione dell’opposizione. Entusiasmo durato pochi minuti, il tempo che Mascagni uscisse dall’aula cellulare alla mano.
Alle 15.30 al presidente Lecci non è restato che decretare l’assenza del numero legale, scatenando le ire della minoranza. «La giunta ha triplicato i costi e la maggioranza non vuole assumersene la responsabilità» attacca Rossi, estensore della mozione, «con questi prezzi verranno ritirate le cento domande presentate, comportando un danno economico per il Comune ed una revisione delle previsioni di bilancio». A dargli manforte ci sono Cerboni, «vigliaccheria politica e inadeguatezza amministrativa, vadano a casa», e Citerni, «la maggioranza avrebbe il compito di garantire il funzionamento della macchina amministrativa, invece usano lo strumento estremo per fare opposizione, le assenze». Palpabile l’imbarazzo dei tre consiglieri di centrosinistra, che abbandonano l’aula sconsolati. Giorgi del Psi, arrivato a giochi fatti, sintetizza così la sua analisi politica. «Che figura di m…».
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