Attenzione
Centinaia di animali uccisi dal fango
La tragedia degli allevamenti: secondo Coldiretti almeno 100 milioni perduti tra suini e bovini morti e strutture distrutte
ALBINIA. Nel campo trasformato in palude di acqua alta e fango galleggiano due suini che tentano disperatamente di salvarsi. I corpi navigano verso una decina di rotoballe di fieno accatastate in quel che resta di un campo. Annaspano. Moriranno poco dopo. Un altro maiale affogato è a pancia in su. Li vediamo in una delle foto-simbolo del disastro di Albinia, trascinati dalla furia dell’alluvione che in poche ore spazza via - oltre a case e negozi - moltissimi animali e aziende zootecniche.
Un disastro, per decine di imprenditori che in un lampo perdono polli, galline, pavoni e pecore e sono alle prese con le carcasse da smaltire. Fare una stima è difficile, ma Coldiretti Grosseto presume danni agricoli superiori a 300 milioni di euro, di cui un terzo (almeno 100 milioni di euro) riguardanti proprio gli allevamenti della zona, che sono una sessantina. Almeno 350 sarebbero i capi morti o dispersi. Numeri - precisa il presidente dell’associazione Francesco Viaggi insieme al collega Mirko Fommei - che sono quasi certamente al ribasso nel senso che «stiamo ancora censendo le aziende. E si tratta di un danno ad ampio spettro poiché, oltre agli animali annegati o dispersi, ci sono problemi legati alla produzione: danni al fieno e alle scorte, prodotti per l'alimentazione inghiottiti dall’acqua, stalle distrutte, motori elettrici e mungitrici, seminatrici, attrezzi agricoli e zootecnici falcidiati dall'alluvione». Non ultimo, prosegue Fommei, «molti capi hanno avuto aborti legati allo stress; molti cuccioli sono morti per il calo della lattazione».
Ai Rustici, azienda agricola nella strada vicinale della Barca dei Grazi, è un’ecatombe. «Abbiamo perso circa 50/60 polli, 80 suini, 4/5 buoi», dice il proprietario, «anche se dobbiamo ancora fare la ricognizione precisa. Di animali da cortile sono rimaste le papere, una coppia di pavoni e tre galline, tutto il pollame l’abbiamo perduto: il danno peggiore è quello dei nostri maiali finiti sott’acqua, 3 dei quali sono stati trovati a Porto Santo Stefano», dopo essere stati trascinati per decine di chilometri.
A riconoscerli è stato il tatuaggio nell’orecchio, con un numero identificativo. Il danno è quantificabile in qualche centinaia di migliaia euro. «Ma è saltata anche la produzione di fieni e paglia, tutto sott’acqua; ci troveremo in difficoltà nei prossimi mesi. Al momento stiamo finendo di pulire e sistemare le condizioni igieniche per ripartire con la macelleria. Il nostro problema è che rischia di saltare tutta la produzione». L’azienda I rustici ha un allevamento anche a Magliano, e anche qui l’acqua ha fatto saltare 6 recinzioni travolgendo i cassoni dov’era il cibo. È un problema anche lo smaltimento delle carcasse. Per gli animali trovati fuori dall’impresa, procede il Comune; per quelli dentro l'azienda, molte aziende (come i Rustici) fanno da sole. «Li abbiamo interrati in un’area dedicata, e correttamente certificata».
È nel caos l’azienda Carnicelli. Siamo ancora a Barca dei Grazi, in un allevamento di vacche fattrici in cui il titolare ha perso l’intero fieno, mentre 15 vacche e 8 vitelli si sono salvati dalla furia dell’Albegna; 300 quintali di fieno sono persi. Ma eccoci anche all’azienda di Roberto Costagli, a Marsiliana dove l’alluvione ha risparmiato i bovini da carne “limousini” (di razza francese). «Una trentina tra grandi e piccoli - dice il proprietario - si sono salvati perché la stalla è un po’ rialzata rispetto al livello del terreno. Quando è arrivata la piena io sono rimasto bloccato ad Albinia; loro erano soli là. Ho potuto raggiungerli solo mercoledì, e li ho trovati affamati, anche se un amico era riuscito a dar loro un po’ di fieno». Purtroppo, Costagli ha trovato morto il suo cagnolino che era rimasto legato a un palo. Si chiamava Jelpo, era un meticcio di 7 anni. «Me lo immaginavo di trovarlo affogato, e così è stato», dice mesto. «Così l’ho raccolto e sotterrato nel cimitero aziendale». Anche a Polverosa, dov’è l'allevamento di Mario Coccia, «sono morti un vitello e 4 pecore, il vitello più grosso si è salvato. Morti invece gli agnelletti appena nati, e che ho trovato affogati». Coccia, che non ha un cimitero in azienda, si è trovato le carcasse intorno. «L’Asl - dice - è venuta a fare accertamenti e ha disposto che dovessimo smaltirle, il resto abbiamo dovuto farlo da soli. Gli animali stavano imputridendo, puzzavano. Avevamo problemi di igiene. Mio cognato li ha caricati nel furgone da solo e li portati a Manciano». Sono scomparsi gli amati cani da caccia Turco e Tigrato: spariti senza tracce, come moltissimi animali delle famiglie di Albinia, le cui carcasse sono state trovate qua e là, quando l’acqua ha iniziato a defluire e che ora sono inceneriti a Manciano.
Una storia positiva e avventurosa, invece, è quella di due cuccioli di volpini. Erano stati perduti dalla signora Marina Calussi, vicino all’Aurelia. Un’amica, la signora Novelli, li ha presi e portati in casa sua; poi è stata portata via da un elicottero e gli animali sono rimasti soli in casa. Una (Pallina) è scappata. E, trovata da un vigile del fuoco che l’ha data a un poliziotto, è finita a Massa Marittima. Era stata data per morta. E invece, dopo un passaparola, Marina l’ha rintracciata e riportata a casa.
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