Sicurezza
Castagna amiatina Igp sarà capofila di Vacasto
L’associazione di Arcidosso nel progetto integrato di filiera della Regione Il presidente Fazzi: «Soddisfatti di poter innovare in un settore come il nostro»
AMIATA. L’associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata Igp, con sede ad Arcidosso, è stata nominata capofila del progetto integrato di filiera (Pif) denominato “Vacasto” (Valorizzazione del comparto Castanicolo da frutto toscano) presentato sul bando regionale Multimisura per progetti integrati di filiera annualità 2012.
Su 42 progetti integrati di filiera, presentati, nel complesso, 5 sono stati registrati nella filiera corta, 5 nella filiera olivo–oleicola e 32 su altre filiere. Vacasto è arrivato sesto su 32 progetti, all’interno della propria graduatoria (altre filiere). Il progetto ha ottenuto anche un elevato punteggio: settimo su 42. Il Pif Vacasto ha un carattere regionale, poiché va a interessare tre province, Grosseto, Siena e Lucca e due aree Igp e Dop quella della Castagna del Monte Amiata Igp e quella della Farina di Neccio della Garfagnana Dop.
Le aree interessate dal progetto sono l’Amiata Grossetana, l’Amiata Senese, le Colline Metallifere, le Colline del Fiora, la Val di Merse e la Garfagnana. Vacasto prevede un investimento complessivo di euro 3.387.061,62 e un contributo di circa 2.000.000,00 di euro. Ci sono 112 beneficiari e saranno attivate 4 misure del Psr. Capofila del progetto è dunque l’associazione amiatina con il suo presidente Lorenzo Fazzi. Coordinatore tecnico è il dottore forestale Giovanni Alessandri dello studio Agricis di Cinigiano.
Grande soddisfazione di Fazzi. «In campo castanicolo l’innovazione è quanto mai necessaria per far crescere, su tutto il territorio regionale, questo comparto così importante e nello stesso tempo bistrattato. Le aree castanicole della Regione Toscana sono territori “creati” dall’uomo, dove le coltivazioni e il bosco sono da sempre la base di vita delle popolazioni. L’approccio integrato e multifunzionale dell’agricoltura anche con gli altri settori, consentiranno in pochi anni trasformazioni di questi territori e un cambio culturale di mentalità. Le zone montane della Toscana, vocate a castagno, possono diventare, dei laboratori di progetti innovativi e sostenibili. Negli ultimi anni le minacce più serie al patrimonio castanicolo si sono avute con l’avvento del cinipide galligeno, che sta destabilizzando l’intero settore. Con questo Piano di Filiera sul Castagno si cerca di intervenire attraverso progetti che promuovano una castanicoltura attiva, partecipata e sostenuta».
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