Sicurezza
«Siamo tutti disperati Rivogliamo le nostre vite»
Ieri il comitato di negozianti Albinia Libera ha incontrato l’assessore Aldi nella sua prima assemblea pubblica. «Aiutateci a riavere le case e un lavoro»
ALBINIA. Scuole, negozi, strade. «Fate ripartire la nostra economia, il prima possibile». I membri del comitato Albinia Libera - circa 108 negozianti della frazione - invocano aiuto dal Comune di Orbetello.
Il gruppo di imprenditori - negozi di alimentari, ferramenta, parrucchieri - ieri pomeriggio si è riunito nella sua prima assemblea pubblica in un bar della strada Maremmana. In quel momento le tre banche di credito cooperativo del territorio stavano annunciando le loro iniziative per aiutare il paese, quando, proprio lì a fianco, i commercianti hanno voluto dire la loro in un incontro con l’assessore del Comune di Orbetello Luca Aldi, che ha ascoltato richieste, proposte e problemi in un clima teso.
Il comitato, che nasce dallo scontento sulla gestione dell’emergenza, convoglia moltissimi negozianti della via Maremmana, una delle strade più dissestate dall’alluvione e dove l’economia è in ginocchio. Molte persone sono ancora fuori casa, ma i numeri precisi sfuggono anche al Comune. «Quelli che hanno perso la casa e sono in albergo, ci dite voi che fine fanno?», chiede un albiniese all’assessore. «Tutto quello che dà lavoro e vita alla gente di qua, ci fate capire dove va a finire e dove dobbiamo metterlo?». Frasi nervose e con tono concitato, mentre l’avvocato mantiene il controllo e cerca di rassicurare. «Dopo la seconda guerra mondiale - dice - questa è la catastrofe più grossa che abbia colpito Orbetello. Tra Comune e Regione, ad Albinia andranno 17 milioni e 600 mila euro, di cui 4 dal Comune e gli altri dalla Regione con delibera di giunta del 19 novembre». I soldi andranno per le opere e gli investimenti strutturali, che riguardano il ripristino degli edifici scolastici, l’illuminazione, ponti, fossi e canali. Ma i commercianti scuotono la testa. «Evidentemente noi siamo l’ultima ruota del carro».
La necessità di ridare un tetto a chi ha la casa inagibile è un tema caldo. Mariangela Conforti dice la sua. «La scuola elementare è inagibile, mentre il Commerciale ha le aule del piano superiore vuote. Mandiamo i bambini lì, e invece di spendere i soldi per la scuola spendiamoli per le case. C’è una scuola disponibile. Perché non usarla?». In realtà, di questo trasferimento di alunni si discute da giorni, ma oggi il tema è rinvigorito da un concetto solo. «Date i soldi a chi ha perso la casa». Case e negozi, anzi. Un tetto e un lavoro: si parla di sopravvivenza.
Si alza un cittadino col tono forte e deciso, autorevole e sanguigno ma senza livore contro il Comune. «Diteci come dobbiamo collaborare con voi - chiede all’avvocato Aldi - Anche noi abbiamo bisogno di sapere di che cosa avete bisogno da noi, metteteci in condizione di capire». Bisogna far ripartire l’economia, dicono gli altri in coro. «Siamo distrutti, abbiamo bisogno di tornare a una normalità». In realtà - chiarisce un membro del comitato - «il nostro scopo va più a fondo ancche rispetto all’alluvione. Noi ci siamo costituiti anche per disegnare un’Albinia diversa da quella che era prima l’11 novembre. Cura del territorio, messa in sicurezza, strade, più collaborazione con le strutture ricettive. Vogliamo un’Albinia che non abbia niente a che fare con quella di prima». Sulla strada Maremmana, «da anni le fogne non ricevono, i pini le ostruiscono, nessuno è mai intervenuto. I marciapiedi sono a livello del paese, pieni di buche, franati, la gente ci casca. Io stessa - dice una cittadina - ci sono inciampata e mi sono frantumata i tendini, avevo anche chiesto i danni al Comune ma non ho visto niente. Le luci non funzionano, Albinia è buia, siamo stremati».
E a proposito di luci. «Caschi il mondo, ma noi le luminarie di Natale ad Albinia le vogliamo anche quest’anno».
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