La protesta
La Provincia porta Monti davanti ai giudici del Tar
GROSSETO. La Provincia di Grosseto dichiara guerra al Governo Monti: ora è ufficiale. Con delibera del 15 novembre scorso, infatti, la giunta Marras ha conferito agli avvocati dell’ente Stefania...
GROSSETO. La Provincia di Grosseto dichiara guerra al Governo Monti: ora è ufficiale. Con delibera del 15 novembre scorso, infatti, la giunta Marras ha conferito agli avvocati dell’ente Stefania Sorrenti e Chiara Canuti l’incarico per impugnare davanti al Tribunale amministrativo regionale il decreto ministeriale del 25 ottobre scorso, con il quale si riducono le risorse destinate dallo Stato alle Province.
Una scelta drastica, che la giunta motiva con parole forti. Fortissime.
«Il taglio alle entrate per la Provincia di Grosseto –si legge nella delibera –è stato calcolato in 3 milioni 940mila euro per il 2012 e presunto in misura di 9milioni e 434mila euro (comprensiva della previsione degli ulteriori tagli previsti dalla legge di stabilità), per il 2013». In un simile contesto, argomentano Marras e i suoi assessori, non vi sono margini di recupero neppure razionalizzando le spese nella maniera più serrata. Dunque «una simile operazione non può che creare le premesse per una dichiarazione di dissesto, determinata non da cattive politiche di gestione, ma consenguente ad una impropria riduzione delle entrate per l’esercizio di funzioni decentrate delineate dal legislatore sin dal 1998».
Insomma, l’ente locale andrà in fallimento non per colpa dei suoi amministratori, ma per colpa dello Stato. Colpa aggravata dal fatto che – secondo la giunta provinciale di Grosseto – i tagli del Governo sono sbagliati nel merito e ingiusti nel metodo. Nel merito, perché fondati su un sistema di indicatori che non compara dati omogenei. Nel metodo, perché tale «irrazionalità» del criterio di riparto finisce per penalizzare le Provincie più virtuose, senza di fatto neppure toccare quelle inadempienti.
Fatti, questi ultimi, già contestati dall’Upi, senza tuttavia alcun riscontro da Roma. Per questo ora l’ultima disperata carta si gioca in Tribunale.
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