Sicurezza
La prevenzione come rimedio all’emergenza
AMIATA. Emergenza pioggia: l’Amiata grossetana para botta e se la cava con qualche ammaccatura e poche ferite gravi, grazie a interventi del consorzio forestale, dei consorzi di bonifica, delle poche...
AMIATA. Emergenza pioggia: l’Amiata grossetana para botta e se la cava con qualche ammaccatura e poche ferite gravi, grazie a interventi del consorzio forestale, dei consorzi di bonifica, delle poche risorse comunali che in qualche modo prevenzione l’hanno fatta. Un grande sforzo che lascia aperte, comunque, criticità, consapevolezza di penuria di mezzi adatti e di braccia. «Il taglio rigoroso e programmato del bosco - chiarisce Franco Ulivieri, presidente dell’Unione - contribuisce a regimare in modo naturale la massa di acqua piovana, parte della quale resta nel sottobosco a alimentare le falde acquifere e che non precipita, a cascata, a valle».
Una maniera per tutelarsi. «Ogni anno grazie alla legge 59, ci arrivano dalla regione centinaia di migliaia di euro per interventi idraulico forestali su fiumi, fossi, frane. Interveniamo coi nostri forestali e con le cooperative. Facciamo quel che possiamo per mettere in sicurezza un territorio delicato. Tanto che molte zone hanno retto, mentre altre, più fragili e dove non ci sono state accortezze anche urbanistiche, sono a rischio e ci vorrebbero tanti soldi per metterle in totale sicurezza. Soldi che non abbiamo. Mi riferisco, ad esempio al Prataccio di Castel del Piano e all’Incoronata di Arcidosso. Zone di criticità, a cui possiamo rispondere al momento, solo con interventi parziali».
Anche il sindaco di Castel del Piano Claudio Franci spiega che due o tre operai e una ruspa e nemmeno grande, non possono bastare: «I mezzi non ci sono. Qualche pala, qualche zappa, poche macchine. Braccia insufficienti. Noi, afferma, l’anno scorso siamo intervenuti nel fosso degli Ebrei che straripò inondando di fango il parco dei cigni. Fu un lavoro enorme, a cui contribuì il consorzio dell’Ombrone che ha mezzi di prim’ordine (Arcidosso per una parte del territorio e il comune di Cinigiano sono con questo Consorzio). Noi coi nostri non ce l’avremmo fatta. I nostri fossi sarebbero tutti da risistemare ogni anno. Ma chi ce le dà le risorse? E senza prevenzione si vede tutti cosa succede». Esempio è il fosso del Piombato, che da un rigagnolo è diventato un torrente scatenato.
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