Sicurezza
«La pianura si difende in montagna»
Ombrone, Italia Nostra sul rischio esondazione: servono bacini di accumulo in alto. E il fiume va riclassificato
GROSSETO. Le alluvioni si evitano partendo dalla montagna. E curando il territorio con attenzione. Lo sostiene Italia Nostra, con Michele Scola, presidente della sezione grossetana.
«L’alluvione ha portato alla ribalta – scrive – il tema del dissesto idrogeologico che caratterizza il nostro Paese. Scoppiano le polemiche ma poi, quando torna il sole, e il pericolo è scampato, tutti hanno altro cui pensare».
«Al centro dell'attenzione, qui in Maremma, c'è l'Ombrone che da sempre costituisce potenzialmente una grave minaccia. La questione è complessa: la pericolosità di questo fiume è data soprattutto dall'estrema variabilità della sua portata. Mentre d'estate la massa d'acqua che scorre nel letto del fiume si riduce a 5-6 metri cubi al secondo, più o meno un torrentello, le piogge autunnali possono gonfiarlo fino al raggiungimento di piene eccezionali, come quella che ebbe luogo nel 1966, quando il fiume fece riscontrare una portata di 3500 metri cubi al secondo. Se si pensa che la portata media del fiume Po è di 1500 metri cubi al secondo, ci si può rendere conto della terribile massa d'acqua che investì Grosseto».
«L'errore è pensare che il problema si possa risolvere agendo sulla parte finale del fiume - quella che scorre in pianura tra Istia e la foce - per esempio rinforzando gli argini, o compiendo i tradizionali lavori di sistemazione idraulica - agraria. Sono interventi utili, non c'è dubbio, ma è altrettanto certo che non sarebbero in grado di evitare il ripetersi di alluvioni simili a quella del 1996. L'Ombrone è lungo 161 chilometri, e vi confluiscono le acque raccolte in un bacino ampio 3494 kmq, dove scorrono Merse, l'Arbia e l'Orcia. Una volta che piogge intense cadute sull'intero bacino abbiano gonfiato il fiume oltre i limiti, è poi impossibile riuscire a fermare la piena nel tratto terminale del corso d'acqua. I provvedimenti in grado di risolvere il problema ci sono, ma vanno presi a monte, agendo cioè sull'intero bacino. Vanno creati piccoli laghi artificiali che accolgano l'acqua in eccesso, alleggerendo la portata dei vari affluenti nei momenti critici. L'acqua così raccolta servirebbe poi per irrigare nei periodi asciutti. Occorrerà intervenire sulle normative di legge vigenti. L'Ombrone è fiume di terza categoria e ricade sotto la competenza dei Comuni. Un problema perché i bacini idrici andrebbero creati anche nei numerosi comuni della provincia di Siena facenti parte del bacino che non vogliono o non possono occuparsi di questioni che non li riguardano direttamente. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di cambiare la classificazione dell'Ombrone dalla terza alla seconda categoria, nel qual caso il coordinamento degli interventi passerebbe alla Regione».
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