Il Tirreno

Grosseto

Balocchi non rottama Bersani

di Fiora Bonelli
Balocchi non rottama Bersani

Il giovane assessore provinciale di Santa Fiora: «Ha esperienza ed è uomo di gruppo. Lo voterò»

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SANTA FIORA. Primarie Pd, mon amour. Adesso, alla stretta finale, il quadro, già ampiamente sfaccettato e ben delineato, si finisce di comporre.

E c’è chi, senza essersi espresso apertamente fino ad oggi, sente la necessità di farlo. L’assessore provinciale al bilancio, il santafiorese Federico Balocchi, per esempio, che nella sua veste anche di presidente dell’assemblea provinciale del Pd prende una posizione netta per Bersani. Forse, è il caso di dirlo, a sorpresa.

Assessore, lei ha 28 anni. Avrebbe potuto essere un rottamatore perfetto. Perché no?

«Non mi piace rottamare. Sono per rinnovare radicalmente e questo Bersani lo sta facendo. Via Veltroni, D’Alema, Finocchiaro. Spazio ai giovani nelle realtà locali. E comunque qualcuno con esperienza dovrà pur restare per ricompattare la situazione. O no? Dunque Bersani in questo mi dà fiducia e lo sostengo con atteggiamento laico, senza tifoserie».

Cosa la convince di più del programma Bersani?

«Intanto il leader di centro sinistra deve avere una caratura nazionale e Bersani ce l’ha. I suoi valori, soprattutto quello delle pari opportunità e delle condizioni di partenza uguali per tutti lo leggo come una voglia di recupero dei valori sociali del Pd.

Solo su questa base ugualitaria si può, poi, inserire il concetto di merito. Un punto base per una scuola e un’università pubblica che vanno assolutamente migliorate». E il rinnovamento della classe dirigente?

«Bisogna cambiarla, certamente, ma non significa buttare tutto a mare. Delle competenze, delle esperienze, dei talenti anche, ci vogliono per far crescere la nuova classe dirigente. Bersani lo fa, va in questa direzione. E d’altra parte per guidare un governo, bisogna averne di esperienza. Non è un lavoro con un percorso formativo. Bisogna tu lo sappia fare, non basta la volontà».

E Renzi, invece?

«Ha carisma, ma deve ancora dimostrare di saper amministrare. Ha dato una bella spinta al rinnovamento. Ma Bersani, oltre che leader è uomo di gruppo. Fa squadra e noi abbiamo bisogno di alleati da tenere insieme.

Oltre tutto apprezzo la sua umanità oltre che la sua dimostrata capacità amministrativa e la sua voglia di dialogare con le comunità locali».

Lei è assessore provinciale. Della rivisitazione delle province che ne pensa?

«Penso che la riforma debba andare avanti, anche se è nata male e si è sviluppata peggio Ci sono pure dubbi di incostituzionalità. Ma spero vada avanti. I cittadini se la aspettano, ma spero solo che ai nuovi enti diano le risorse per stare in piedi».

Lei è amiatino. Come vede la sua terra in questo momento? «La divisione in due enti montani fu un errore grave e storico. Per la sanità e il turismo. Un’Amiata unita sarebbe il baricentro della nuova provincia. Ma d’altra parte ricomporre il quadro delle autonomie locali dovrebbe essere la priorità del futuro governo».

E se si facesse un unico comune dell’Amiata?

«Non sono favorevole alle fusioni che mortificano l’identità dei territori. C’è già l’Unione dei comuni che ottiene lo stesso risultato amministrativo. Di due Unioni ne faranno una sola».

Lei assessore, con l’eliminazione della provincia di Grosseto, si vede in futuro disoccupato?

«Continuerò a fare politica, perché è una antica passione e finchè non sarò del tutto deluso la farò. Questo non vuol dire abbarbicarsi alla poltrona o volere per forza un incarico.

Tutti dovrebbero provare a fare gli amministratori. Tanto lavoro e poche soddisfazioni, a parte i rapporti umani. Soldi pochissimi e cose da fare tante. Io ho dato il massimo con spirito di servizio. Ho imparato anche molto. Ma non ho poltrone da difendere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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