Il Tirreno

Grosseto

Sesso con un ragazzo, assolto in appello dopo quattro anni

di Pierluigi Sposato

Dipendente comunale, era stato condannato in primo grado per i vizi di mente riconosciuti alla presunta vittima (17 anni)

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FIRENZE. Due anni fa era stato condannato per aver fatto sesso con un 17enne di cui era stata certificata la “grandemente scemata” capacità di intendere e di volere. Ma la Corte di appello l’ha assolto: e per capire se l’uomo fosse responsabile o no, per capire se i rapporti fossero consenzienti, i giudici hanno voluto convocare direttamente la vittima, facendola parlare di argomenti vari e dei rapporti avuti con l’imputato.

Il fatto non sussiste, ha sentenziato la seconda sezione della Corte di appello di Firenze. Per l’uomo, oggi 54 anni, è la fine di un incubo iniziato quattro anni fa, quando venne arrestato. Dipendente comunale di un’amministrazione della zona nord della provincia, è stato sospeso dal lavoro. Tre giorni in carcere, poi gli arresti domiciliari, misura decisa anche per consentirgli di accudire un familiare anziano. «Erano consenzienti», aveva sempre detto.

Nel febbraio 2010, con il rito abbreviato, era stato condannato all’udienza preliminare con 2 anni 8 mesi e ben 50mila euro di danni morali da risarcire alla vittima costituitasi parte civile con l’avvocato Alby, più varie pene accessorie.

Difeso dagli avvocati Zuccaro e Valle, l’uomo aveva proposto appello contro la condanna: un atto che non soltanto aveva impedito alla sentenza di andare in giudicato e di far scattare la detenzione in carcere (inevitabile per i reati relativi alla violenza sessuale, anche se la pena è inferiore ai tre anni) ma anche di apportare nuovi elementi al caso.

Era stata una mamma a chiedere l’intervento dei carabinieri. Era preoccupata per le strane frequentazioni che suo figlio aveva con quell’uomo, che non era parente. Un uomo che, come avevano accertato i militari, si vedeva anche con un altro ragazzo, coetaneo del primo. Appostamenti, pedinamenti, più case tenute sotto controllo, addirittura anche riprese video. I carabinieri erano entrati in azione quando avevano avuto la certezza che si stava consumando un rapporto sessuale. Tutti in caserma. E a quel punto il primo giovane aveva chiamato in causa un amico, che aveva confermato di far parte di quel triangolo.

Per quanto riguardava i rapporti con uno dei due ragazzi, la Procura aveva chiesto l’archiviazione. Per l’altro caso, invece, il pm Navarro aveva sollecitato il giudizio per violenza sessuale su minore, con l’aggravante di aver abusato delle condizioni di inferiorità psichica della persona offesa, anche se non vi sarebbero state violenze o minacce. A questa conclusione l’accusa era giunta dopo che l’incidente probatorio aveva accertato la capacità grandemente scemata, come certificato dal dottor Fabbrizzi. Il giudice Mezzaluna, sulla base di questi elementi, aveva pronunciato la sentenza di condanna.

Il giudizio di appello si è articolato in due udienze. Nella prima, la Procura generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. Ma i giudici fiorentini hanno aggiornato il processo chiedendo di poter esaminare direttamente il giovane oggetto della presunta violenza. L’altro giorno la seconda e decisiva udienza. Al giovane è stato chiesto di dire quali rapporti avesse avuto e chi lo portava (era l’amico), come si comportava, se avesse subìto costrizioni. Il quadro è stato ben presto chiaro ai giudici, che sono tornati in aula con la sentenza di prosciolgimento. Sono attese le motivazioni.

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