Il Tirreno

Grosseto

Ridotta in schiavitù, in sei a giudizio

di Pierluigi Sposato
Ridotta in schiavitù, in sei a giudizio

Udienza in Corte di assise la prossima settimana per la vicenda di una romena portata in Italia e fatta prostituire

3 MINUTI DI LETTURA





CAPALBIO. Una donna di 20 anni considerata come un oggetto. Fatta venire dalla Romania con la prospettiva di un onesto lavoro in campagna e invece costretta a prostituirsi. Addirittura venduta e ricomprata per mille euro. Sequestrata e picchiata; minacciata anche di ucciderle il bambino.

Sono accuse pesantissime (anche la riduzione in schiavitù) quelle che la prossima settimana risuoneranno nel Tribunale di Grosseto, dove tornerà a riunirsi una Corte di assise. Accuse talmente gravi che i carabinieri di Grosseto si erano mossi sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia che nell’estate 2011 aveva fatto eseguire anche alcuni arresti. Sei gli imputati rinviati a giudizio nel giugno scorso dal gup fiorentino Pezzuti: quattro romeni e due capalbiesi. Florin Pislariu (detto Florin), 24 anni; Alexandru Paulyuk (detto Sandu), 32 anni; Valentin Petru Mihu (detto Vale o Vali), 27 anni; Adrian Zoia (detto Adi), 44 anni; Costanzo Nolletti, 61 anni; e Alessio Cocchieri, 31 anni.

Differenziate le posizioni.

Tratta di persone. Ne devono rispondere Paulyuk e Mihu, in relazione alla riduzione in schavitù e allo sfruttamento della prostituzione. Secondo l’imputazione, nel giugno-luglio 2010 i due avrebbero ingannato la giovane donna, madre di un bambino di pochi mesi; con la promessa di un lavoro, l’avrebbero convinta a venire in Italia con un pullmino; e dopo averla sistemata nella loro casa a Capalbio, l’avrebbero costretta a prostituirsi.

Sfruttamento della prostituzione. È l’ipotesi contestata a Paulyuk, Mihu, Pislariu, Nolletti e Cocchieri. I primi due avrebbero minacciato la donna («ammazziamo tutta la tua famiglia e tuo figlio») e l’avrebbero picchiata se non si fosse prostituita. I proventi sarebbero stati divisi a metà. La donna sarebbe stata costretta a prostituirsi con clienti procurati da tutti e cinque (dai primi due a giugno-luglio, da giugno al 26 agosto per glialtri).

Riduzione in schiavitù. Paulyuk avrebbe venduto la ragazza per mille euro a Zoia, come se entrambi avessero esercitato «poteri corrispondenti al diritto di proprietà», sempre per farla prostituire.

Violenza sessuale. Zoia avrebbe portato la ragazza in un’abitazione di Marino, in provincia di Roma, dove l’avrebbe sequestrata e dove l’avrebbe costretta a subire rapporti sessuali in quattro occasioni diverse. L’avrebbe schiaffeggiata, le avrebbe strappato i vestiti, l’avrebbe legata per le mani alla spalliera del letto con un laccio da scarpa, le avrebbe messo in bocca un pezzo di stoffa per impedirle di gridare, avrebbe minacciato di ucciderle il bambino. Il tutto, secondo la Procura, anche per «i motivi abietti collegati al timore di perdere i vantaggi economici derivanti dalla prostituzione della donna, perdendo così la somma pagata per acquistarla». Zoia avrebbe cercato di far fruttare l’attività della donna, ma senza risultati: al punto che l’aveva riportata a Capalbio a casa di Pislariu, «con il quale si era accordato per ottenere attraverso la prostituzione della donna la restituzione della somma di mille euro dati a Zoia».Era il luglio 2010.

Procacciamento clienti. L’attività di sfruttamento della prostituzione a Capalbio avrebbe avuto una seconda fase, dalla fine di luglio al 26 agosto. Ne devono rispondere Pislariu, Zoia e Nolletti. Il primo l’avrebbe costretta a prostituirsi, con la collaborazione di Nolletti che avrebbe cercato i clienti, d’intesa con Zoia con il quale si sarebbe impegnato a restituire i mille euro. Come? Appropriandosi interamente dei guadagni (servivano anche a pagare l’affitto) e concedendo alla donna solo il minimo per vivere. «O fai così o non tornerai più in Romania a vedere tuo figlio».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web