Il Tirreno

Grosseto

Blitz delle forze dell’ordine in Feniglia

di Claudia Della Verde

Ieri mattina ruspe a lavoro per sventrare le “casette”. E gli occupanti pensano di denunciare il sindaco

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FENIGLIA. «Così era un tempo e così dovrà tornare». Un commento lapidario, da parte del sindaco di Monte Argentario Arturo Cerulli, su una delle vicende più lunghe che hanno interessato il suo mandato: la battaglia all’abusivismo edilizio nel litorale della Feniglia. E così, dopo scontri e ricorsi legali tra ente locale e “proprietari” delle famose casette vista mare abusive, sul litorale est del promontorio della bassa Maremma arriva il giorno della resa dei conti.

Non sono ancora le otto e trenta del mattino quando le due ruspe, accompagnate da una ventina di agenti della polizia municipale, di Stato e carabinieri, scavalcano il retroduna per avviare i lavori di demolizione del secondo lotto, comprendente una decina di fabbricati. Un’incursione “a sorpresa”, ma in parte già annunciata: senza nessun avvertimento agli usufruttuari degli immobili, i tecnici della ditta incaricata iniziano a bucare pareti, sfondare porte e finestre della cosiddetta Casba per tirare fuori ogni ben di dio da tutte le abitazioni e riversarlo sulla spiaggia. Ci sono frigoriferi, mobili e addirittura detersivi, tutto ciò che serve in una piccola struttura abitabile a due passi dalla battigia. Qualcuno, però, lancia l’allarme: si tratta di un uomo, probabilmente di nazionalità marocchina che aveva temporaneamente trovato alloggio in una delle stanze. Un giro di telefonate a chi gli aveva gentilmente dato dimora ed ecco che arrivano anche gli occupanti, accompagnati dal legale, Mirko Bandiera, avvocato viterbese subentrato a ricorsi amministrativi già pendenti. «Avevamo intimato al sindaco di non demolire – dice – poiché, pur avendo l’apparenza di un titolo legittimo, il Comune deve attendere il pronunciamento del Tar. Al momento manca un’istanza, quella che impone alle amministrazioni di non poter procedere. Domani mattina (stamani, ndc) provvederemo ad inoltrare una denuncia contro la giunta montargentarina». Mentre Giuseppe Locci, anziano titolare di uno dei capannelli, guarda attonito quel che rimane della sua casetta, compagna di almeno una cinquantina di estati a questa parte, gli uomini in divisa transennano l’area, in attesa che gli specialisti dell’Asl vengano a rimuovere tutto l’eternit che si trova a copertura delle strutture. «Ci ha avvertito questo signore che ha sentito un gran frastuono – racconta Locci- siamo arrivati di corsa e ho visto la mia casetta sventrata. In più, non hanno neanche staccato la corrente, avrebbero potuto far esplodere tutto»: Soddisfatto della prima incursione è invece il sindaco Cerulli. «Abbiamo agito volutamente - dice - senza avvertire nessuno per evitare scontri o occupazioni, così come volutamente abbiamo deciso di abbattere muri di accesso per non assistere più ad inutili barricate. Adesso ci sono i sigilli e porteremo a termine il lavoro senza nessuna difficoltà». Tra dieci giorni, dunque – tempo stimato dal primo cittadino alfiere della “bonifica” dell’area – quello che rimarrà di una storia di abusivismo lunga più di mezzo secolo sarà solo un ricordo. A due anni di distanza dall’eliminazione definitiva del primo lotto, Cerulli butta però anche un occhio al futuro. «In quella zona ci sono case abusive da oltre 40 anni. Il Comune sta agendo in tutta legittimità e ancora non ha finito, in tutto dovremo abbattere una cinquantina di piccoli edifici». Riguardo infine alle contestazioni per la mancanza di una copia dell’ingiunzione di demolizione (la famosa ordinanza più volte richiesta dagli occupanti della “baraccopoli”), il sindaco chiosa: «Che facessero tutti i ricorsi che vogliono, le intimidazioni non ci interessano, visto che abbiamo l'autorizzazione della questura e della prefettura. Mi risulta invece che il loro vecchio avvocato sia stato sostituito ancora una volta. Chissà perché».

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