Il Tirreno

Grosseto

Viaggio in campagna dove i soccorsi sono arrivati da poco

di Claudia Della Verde
Viaggio in campagna dove i soccorsi sono arrivati da poco

Tante case sono state raggiunte con enorme difficoltà E c’è chi ha ospitato venti persone nelle sue stanze asciutte

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ALBINIA. Arriviamo nel pomeriggio di ieri sulla Maremmana, la strada che congiunge Albinia e Barca del Grazi, vicino a Polverosa. Siamo nella zona più bassa, almeno ad un metro al di sotto del vicino centro abitato, per incontrare le persone che vivono nella campagna. Ad accoglierci con un trattore degli anni '70, l'unico salvato dalla furia dell'esondazione, c'è Sirio Danesi che, spiegando di non poter andare più avanti in auto, ci fa salire per addentrarci nel cuore della sua terra, quella dei poderi della strada vicinale del Ramo. Qua l'impeto dell'esondazione, che ha raggiunto i tre metri di altezza nella tragica mattina di lunedì, ha colorato di un marrone uniforme tutto il paesaggio e fa perdere all'occhio quasi ogni punto di riferimento. All'orizzonte, però, si intravede il campanile della chiesa di Albinia, un'illusione per gli abitanti della zona che non possono raggiungerla da soli, ma centro nevralgico del volontariato organizzato che cerca di dare ogni giorno una speranza ad una popolazione dilaniata dal fango. Ad un tratto la strada si fa ancora più melmosa, l'acqua non è ancora del tutto defluita e carcasse di camper, gomme di grandi mezzi e detriti di ogni tipo riaffiorano dalla terra. Mentre la nostra guida ci spiega che qua, tra una decina di poderi, i soccorsi sono riusciti ad arrivare solo domenica, giungiamo all'altezza dell'agriturismo “la Facenda”: esce anche la proprietaria, Cristina Gattari, la quale timidamente stenta ad afferrarci la mano per paura di sporcarci. «Vivo qua da 50 anni – dice – e solo l'alluvione è riuscita a separarci dalla nostra casa». Nel campo che confina con il suo vecchio giardino, ormai distrutto, si sono spostate quattro oche «stavano da noi, ma la corrente le ha portate là – continua – non potendo volare dovranno aspettare ancora un po' prima di tornare nel loro recinto». Uno strano destino, questo, che accomuna la vita animale a quella umana: nessuno è più padrone della propria abitazione. Quando ci accorgiamo che la strada è interrotta nel punto in cui i due canali di scorrimento delle acque piovane camminavano parallelamente chiediamo cosa sia successo «abbiamo fatto richiesta di rompere il manto stradale – scoppia Danesi – per far sì che il livello non si rialzasse anche solo con una pioggerella. Una desiderio espresso al comune 4 giorni fa ed esaudito solo ieri». Torniamo indietro ed giungiamo dalla famiglia Nardi, titolari di un rimessaggio di barche nell'appezzamento prospiciente la loro casa. Degli eroi, per la gente del posto e non solo, che ripercorrono la notte del nubifragio con estrema naturalezza, come se la paura di morire, nell'emergenza, non li avesse neppure sfiorati. «Quando l'acqua era arrivata quasi al secondo piano della mia casa – afferma Sirio, la nostra guida – mi sono arrampicato sul tetto e li ho visti arrivare». I residenti delle zone rurali sapevano che stava succedendo qualcosa, tant'è che già nella notte di domenica, quando la pioggia non stava cessando, si erano mossi per portare le proprie auto in salvo, ad Albinia, anche se a ben poco è servita questa prudenza. «Erano le 9,30 di lunedì -ricorda Adriano Nardi – quando, dopo aver portato mia nonna al piano di sopra (l'anziana è stata poi soccorsa dall'elicottero e trasportata all'ospedale di Grosseto perchè febbricitante e immobile da sei mesi), ho visto l'acqua salire velocemente, arrivando ai primi gradini del secondo piano del nostro podere. Mi sono lanciato su un natante che era arrivato sotto la finestra e, aggrappandomi agli alberi, sono riuscito ad entrare nella rimessa delle barche per prenderne una funzionante». Da qua è partito il giro tra le strade vicine per mettere in salvo le altre persone, una quarantina in tutto. Uno spiraglio di luce nel panico di quella mattinata. Tutte le famiglie sono state portate ad Albinia, ma solo alcune sono riuscite ad uscire dal paese. Ad ospitarle c'era un altro angelo, Rosalba Boni Biagetti, una simpatica signora che, in un appartamento a ridosso della ferrovia di appena 70mq, ha dato ospitalità ad almeno 20 persone. Anche lei, accogliendoci all'uscio, ci invita candidamente a non fare caso al disordine: «Fortuna che quando faccio la spesa abbondo sempre, abbiamo dormito da accampati, con cani e gatti al seguito, ma siamo una grande famiglia no?». L'alluvione le ha portato via il primo piano della sua villetta, ma non la voglia di sorridere. Ed alla domanda «le serve qualcosa?» risponde «magari un po' di nutella, non sono riuscita a trovarla per far star buono mio nipote».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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