La manifestazione
«Piano in tre punti per l’Ombrone sicuro»
Fabio Bellacchi, presidente Bonifica Maremmana, spiega cosa fare: «Vanno tagliate le piante lasciando le radici, eliminati i detriti, consolidati gli argini»
GROSSETO. Tre interventi per mettere al sicuro Grosseto: Fabio Bellacchi, presidente del Consorzio di bonifica, prova a rassicurare la città, una città che questa volta ha avuto paura. L’Ombrone, il grande amico che scorre come un grande serpente accanto alle case, può essere domato: «E, sinceramente, anche questa volta avevamo ancora margine. Non sarei così catastrofico. Gli argini erano solidi e asciutti, il mare riceveva, non ho mai temuto davvero che uscisse. E poi questa storia delle case accanto alla golena lascia il tempo che trova».
In che senso, presidente? «Sia chiaro, è stato un errore farle lì, anche se la decisione è di decine di anni fa. Ma tutta Grosseto è stata strappata all’acqua fin dalla fondazione, solo il centro storico, dentro alle Mura, è relativamente al sicuro. Sotto al mio ufficio (via Ximenes, ndr), nel 1966 c’erano 4 metri d’acqua. Quindi, se usciva, le case lì sotto sarebbero state le prime, ma avrebbe raggiunto tutta la città».
Davvero non ha mai avuto paura? «No, ero tranquillo. Gli argini tenevano bene. Anche nelle zone più a rischio».
E quali sono? «Sono la zona del Pozzino, del Berrettino, dove però ci sono gli argini più alti. È un motivo legato alla conformazione della golena. Dalla Steccaia in poi, a San Martino, è larga sei chilometri. L’acqua ha un grande spazio per allargarsi e perdere quindi potenza. Al ponte Mussolini, invece, si scende sotto al km. È una specie di imbuto naturale, in cui si infila il fiume. È chiaro che la pressione sugli argini in quel punto è enorme».
Alla Steccaia ci sono stati i problemi maggiori stavolta. E dietro all’argine c’è un’ampia zona artigianale e residenziale. «Vero, alla Steccaia sono stati erosi circa 400 metri di argine. Quando ce ne siamo accorti siamo intervenuti di corsa, i lavori li stiamo facendo proprio in questi giorni. Non ci faremo trovare impreparati se dovesse piovere di nuovo. Insomma, vorrei far capire che noi lavoriamo al nostro fiume 24 ore su 24».
Ma se piovesse ancora così?Dobbiamo davvero sperare che il mare riceva e gli argini siano asciutti? Cosa si può fare perché la città si senta tranquilla?
«Alcune cose le stiamo facendo, altre hanno bisogno di risorse. È chiaro che, a fronte di questa emergenza, mi aspetto che ci arrivino più soldi da spendere per intervenire».
Ha parlato di tre punti. «Sì, i punti sono fondamentalmente tre. Il primo sono le piante: è sbagliatissimo estirparle creando delle autostrade all’acqua. Vanno tagliate in fondo al tronco, lasciando le radici a tenere il terreno: una pianta di trent’anni estirpata porta con sé 100mq di terreno. Dalle radici invece rinascono rametti leggeri che si piegano al passaggio dell’acqua e poi tornano in posizione: dei freni naturali».
Gli altri due? «Gli argini, ovviamente. Serve una manutenzione continua, soprattutto se ci sono animali (per lo più nutrie, ndr) che fanno le tane, delle vere e proprie caverne scavate che fanno passare l’acqua. Ma il vero problema da risolvere, e qui ci vogliono risorse, sono i detriti trasportati dal fiume che si accumulano alzando il fondo».
E cosa si può fare? «Se si guarda il letto dell’Ombrone quando non è in piena si vedono numerose isolette di sabbia e sassi. Quelli sono i detriti che, fermandosi sulle isole, non arrivano mai in mare, alzando appunto il letto e limitando l’apporto sabbioso alle spiagge. Andrebbero dragate, ad una ad una. Ma non è un lavoro di poco conto, anzi».
E l’idea di Bonifazi di fare zone di laminazione sugli affluenti? «Ho letto cosa ha detto il sindaco. In realtà basterebbe limitare i tre principali affluenti come portata, che sono il Gretano, il Farma e il Lanzo. Per il Gretano abbiamo già un progetto, insieme all’Acquedotto del Fiora, di realizzare un grande invaso, che risolverebbe anche i problemi della siccità. Con due analoghi sugli altri terremmo sotto controllo le piene e avremmo un’enorme riserva d’acqua per la siccità estiva. Certo ci vogliono soldi: ma meglio spenderli in prevenzione che dieci volte tanto a disastro avvenuto».
@guifiorini
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