Finanza
Niente diffamazione, MareSì non ci sta
FOLLONICA. La battaglia della MareSì contro il sindaco di Follonica non si placa neppure dopo l’ok dell’amministrazione a riaprire il villaggio. Se da una parte sono terminate le continue polemiche...
FOLLONICA. La battaglia della MareSì contro il sindaco di Follonica non si placa neppure dopo l’ok dell’amministrazione a riaprire il villaggio. Se da una parte sono terminate le continue polemiche per la chiusura della struttura ricettiva, dall’altra rimane aperta la questione della denuncia per diffamazione fatta dalla cooperativa nei confronti del primo cittadino. Il pubblico ministero ha deciso di archiviare il caso ma alla Mare Sì, tale scelta non va proprio giù. La dichiarazione di Eleonora Baldi che ha fatto scattare la querela era contenuta in una nota scritta dalla stessa nel maggio del 2011. «Sarebbe come se, facendo le dovute proporzioni, lo Stato trattasse con la mafia», scrisse il sindaco riferendosi alla diatriba con la Mare Sì appunto. «Il sindaco, forse comprendendo il danno causato alla cittadinanza tutta - scrive l'avvocato della cooperativa Massimo Megli nell'opposizione alla archiviazione presentata in Procura - e quindi alla sua immagine politica, ha dato corso ad interventi sempre più aggressivi nei confronti dell'iniziativa della Mare Sì».
Il legale contesta al Pm di aver considerato solo un episodio, «producendo l'effetto di diluire la gravità del fatto costituito dalle ripetute esternazioni del sindaco, in sostanza come se fosse un caso isolato, quando invece è necessario valutarli tutti nella loro progressione temporale».
Inoltre l’avvocato sottolinea come la vicenda non si collochi in un contesto di polemica politica, e quindi i limiti di tollerabilità della critica e dell’offesa devono stare nei confini ordinari. «Infine è apparsa gravissima l'esternazione su mafia e compromessi: per scendere a compromessi è necessario che la controparte abbia formulato proposte compromissorie. Mare Sì non ha mai inteso scendere a compromessi, ritenendo di agire nella piena legalità».
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