Sicurezza
Ecco gli angeli del fango spalano e regalano sorrisi
C’è chi porta il caffè a chi lavora, chi si offre di curare gli animali gratuitamente chi porta mobili usati per riarredare le case: fino al tramonto domina la solidarietà
ALBINIA. Qui non c’è bisogno di orologi al polso, personaggi incravattati e frasi di circostanza. Ad Albinia si spala dal mattino alla sera, finché il fisico tiene botta e finché c’è fiato in corpo. La voglia di ripartire non manca. Lo vedi incrociando gli sguardi di chi ha perso tutto: beni, animali e ricordi. Rumore di un’auto che s’avvicina: “Vuoi un caffè, un panino, un bicchiere di the?” a parlarci sono Alina e Luciano, due volontari. Offrono quello che possono a chi non ha più nulla. La macchina per l’espresso è alimentata con la batteria del motore dell’automobile. Nei sedili posteriori ci sono diversi sacchetti, pieni di cose da mangiare preparate la mattina presto. Ecco che a volte spunta addirittura un sorriso. Potrà sembrare banale, ma aiuta.
Trascorrono le ore, c’è da spostare e bruciare i mobili che arredavano gli appartamenti. Luca fissa sconsolato il mucchio di oggetti accatastati dietro casa. Lontano risuona il rumore di un trattore. Lunedì scorso era sprofondato nel fango. Dopo ore di pulizia e qualche singhiozzo è ripartito. Peccato che il proprietario del mezzo non possa vederlo: è all’ospedale di Orbetello. Non ha retto lo stress.
“Bum bum, ho vinto io!”: al secondo piano di un casolare ci sono alcuni bambini. Quelli più grandicelli giocano. Per loro la catastrofe c’è, ma non si vede. Alice ha due anni, piange in collo alla mamma. Qui sono a centinaia gli occhi di chi è troppo piccolo per guardare il mondo senza tirare il naso all'insù. Eppure si deve andare avanti a spostare pancali e ad ammucchiare plastica. Ci sono alcune automobili, completamente sotterrate dalla fanghiglia e dal fieno: «Era tutto cento metri più in là – dice Elisabetta – fino a domenica notte c’erano le stalle».
La fatica inizia a farsi sentire, si lavora a mezze maniche con il sudore che si ghiaccia sulla pelle. Camminare è sempre più pesante, così come è difficile scorgere la fine dei propri stivali e l’inizio del fango. Non esiste più l’orizzonte, tutto è un’immensa macchia marrone. E anche le case - si dice - dovranno essere controllate per l’agibilità. «Piero, vieni qui con la ruspa, è tutto da buttare» gridano Claudio e Diego. Sono tutti parenti venuti da fuori: chi da Manciano, chi da Marsiliana. Così come Lorenzo e Giuliano, o Siro e Marcella, una coppia arrivata da Terni. Andrea ammassa decine di pedane e mattonelle. Deborah non ha più una casa, ma è viva, ha tre figli da crescere e un marito. Suona un clacson, c’è da andare a scaricare un frigorifero e un piano cottura. Tutte cose rimediate tramite conoscenti.
Qui le parole che vengono in mente sono due: dignità e solidarietà. Si possono leggere sul viso di Alessio e dell’amico che consegna il mobilio. Elena e Rita intanto continuano a pulire dentro casa. Si accatasta la legna e qualcuno accende il fuoco. Spunta qualche crepa nei muri. È l’ora di pranzo, ma tutti vogliono proseguire per un altro po’ di tempo. Nell’aria infatti risuonano le parole scandite dagli altoparlanti: è stata dichiarata un’altra allerta meteo - per fortuna passerà indenne - ma in quell’istante, chi viene da fuori, teme di dover tornare via presto e dunque di non poter fare di più.
Intanto l’odore del fango si mescola a quello delle carcasse. Sono già molti gli animali ammassati. Viene aperto uno stanzino, ci sono tre capre e un paio di galline in decomposizione. «È incredibile, là era chiuso con un lucchetto, come hanno fatto ad arrivarci?» domanda Daniela mettendosi le mani tra i capelli. Poi alza lo sguardo: il tetto è sfondato, le ha trascinate lì l’acqua. Vengono informate le autorità. La risposta è sempre la stessa, ovvero una non risposta: «Buttate le carcasse lungo strada, poi verremo a prenderle». È così che tutto viene ammucchiato a terra. I cassonetti straboccano da giorni, pieni zeppi di bestie. «È pericoloso per la salute. È pazzesco che nessuno sia ancora venuto a toglierle» dice incredulo Michele.
Altri lampeggianti, altre auto: è Tamara, veterinaria di Capalbio. Lascia il numero di telefono e si offre di curare, gratuitamente, gli animali feriti. È il tramonto. Di angeli ne abbiamo visti molti. Alla gente che viene d’estate nei club esclusivi, a esibire la propria maestria con una racchetta, preferiamo chi ha impugnato una pala e ha spalato fango e sterco. E chissà se chi di solito da queste parti nuota felice - anche dove non si dovrebbe – ha capito che in Maremma tutto è andato sott’acqua. Qui non c’è bisogno di orologi al polso, personaggi incravattati e frasi di circostanza. Ad Albinia si spala dal mattino alla sera, finché il fisico tiene botta e finché c’è fiato in corpo.
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