Finanza
«L’Ombrone per ore è stato un incubo»
Parla il prefetto Marco Valentini: la macchina ha funzionato, ora va gestita l’assistenza alla gente alluvionata
GROSSETO. I tempi del preallarme, con le sue modalità, la situazione attuale, il futuro, ma anche l’“incubo Ombrone” della notte di lunedì 12, quando il fiume pareva avere la portata del Rio della Amazzoni e minacciava Grosseto.
Il prefetto Marco Valentini, che dal primo minuto dell’emergenza ha coordinato tutta la macchina dei soccorsi prima e dell’assistenza adesso, fa il punto al termine della prima settimana dal diluvio. Chiarendo molti dubbi. E tracciando la strada verso la normalità «ancora molto lontana, ma stiamo andando in quella direzione. E so che ce la faremo».
Il preallarme. Le polemiche sono state tante. E forse non tutto è stato impeccabile, ma nel complesso il sistema ha funzionato, spiega Valentini, partendo dalla Provincia, al Comune di Orbetello, a Prefettura e Vigili del fuoco. «La Provincia ha diffuso il primo avviso di criticità già venerdì 9, per il fine settimana. Domenica 11, alle 10,08 è arrivato l’avviso di criticità elevata per l’area F3 (Osa-Albegna) fino alle 24 di martedì. L’avviso è stato girato a tutti gli enti interessati, con la raccomandazione ai Comuni di contattare la popolazione». Un “contatto” che avviene secondo i piani comunali di protezione civile, visto che il sindaco è il responsabile. «I protocolli prevedono in questo caso che si attivino pattuglie che girano, comunicati su internet, anche sms».
E il Comune di Orbetello? «Ha attivato il proprio piano di protezione civile alle 12. Alle 16 ha pubblicato l’avviso sul sito internet e ha fatto una riunione con carabinieri, vigili urbani e tecnici comunali. Ma va tenuto presente che la zona di Albinia non era fra quelle considerate a rischio. L’Albegna non era mai esondato. Poi sono stati chiusi tutti i sottopassi. Alle 5 del mattino il sindaco era ad Albinia, alle 7,30 ha fatto chiudere le scuole».
Poi ci sono i vigili del fuoco. «Poco dopo la mezzanotte di domenica erano già operativi. E il comandante ha allertato le squadre fluviali di Siena e Pisa. Certo è che al momento in cui è avvenuta l’esondazione erano già sul posto con 8 squadre. E per fortuna che è stato così, perché poi la zona è rimasta isolata. Nelle prime 24 ore era difficile anche mandarci gli elicotteri. Intorno all’una si è attivata anche la Prefettura, io sono stato svegliato alle 3. Insomma, la macchina ha funzionato al meglio. Va tenuto presente che nelle prime ore la priorità è il soccorso alle persone: ne abbiamo portate fuori oltre 800».
Intanto l’Ombrone gonfiava. «Quello è stato un incubo. Temevamo di dover gestire in contemporanea un’emergenza a sud, già in atto, e una a nord, potenziale, dovendo dividere gli interventi. Ci sono state ore drammatiche, avevamo pronto anche un piano per l’evacuazione dell’ospedale. Poi, per fortuna, il livello è sceso».
Dopo l’alluvione. L’intervento è stato molto complesso, in una zona isolata. «Una priorità sono state le infrastrutture: l’Enel ha fatto un lavoro super, riportando la corrente in fretta. Lo stesso l’acqua, ma abbiamo dovuto attendere 48 ore per le analisi».
E poi le strade. «La ferrovia, l’Aurelia: arterie fondamentali. Per la seconda abbiamo avuto due problemi: la voragine ad Albinia e il canale di Fonteblanda».
La chiusura nel momento dell’emergenza com’è stata gestita? «Sulla vicenda del ponte dove ci sono stati i decessi non parlo, c’è un’inchiesta giudiziaria. In linea generale dico che viene emessa un’ordinanza e si piazzano i cartelli. Ma in certi casi la chiusura totale ostacola i soccorsi».
E i ponti? «Sono tantissimi, li abbiamo controllati ad uno ad uno. E con tecnici specializzati. Quello sull’Aurelia anche con i sommozzatori. Intanto i vigili del fuoco hanno proceduto al controllo di tutte le abitazioni in campagna, sono 400. Qualcuna l’hanno raggiunta solo con l’hovercraft».
Adesso e il futuro. Ci sono problemi immediati, come la (costosa) gestione dei rifiuti e i sopralluoghi nei magazzini della zona industriale, dove qualcosa può essersi salvato. «Adesso scatta la fase dell’assistenza. Ci sono circa 300 volontari registrati, oltre alle forze dell’ordine e ai militari del Savoia che sono preziosi. Stano lavorando alacremente, sono certo che ne usciremo».
Ma i danni? «È la fase più difficile, perché i danni vanno valutati in modo esatto, dalle case alle aziende. I sopralluoghi sono già iniziati».
Come mai non c’è stato di emergenza? «Lo decide il Governo. Ma potrebbe essere sufficiente uno stato di calamità regionale, che dia poteri speciali al presidente Rossi. Vedremo: sarebbe utile per velocizzare alcuni tipi di intervento».
Quanto ci vorrà? «Per la normalità credo qualche mese. Ma ogni giorno facciamo progressi e i tempi si accorciano. Qui la gente ha lo spirito di chi sa soffrire. E noi saremo al suo fianco».
@guifiorini
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