Il Tirreno

Grosseto

Piano di evacuazione per il rischio Ombrone

di Guido Fiorini
Piano di evacuazione per il rischio Ombrone

Lunedì sera le autorità erano pronte a trasferire circa ventimila persone Bonifazi: «La crisi più grossa dal 1966, troppe case vicino all’argine»

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GROSSETO. «È vero, questa è stata la crisi più forte dopo le alluvioni del 1944 e del 1966. Abbiamo rischiato grosso, tanto che avevamo pronto un piano di evacuazione. Ma io lo dico da tempo che siamo a rischio e ogni anno scrivo alla Regione e al Governo per chiedere interventi. Inutilmente»: Emilio Bonifazi non ama i giri di parole. Dopo il nostro articolo di ieri (“Sull’Ombrone risposte subito” ndr) il sindaco non ha perso tempo. Ci ha portato a fare un giro ai lavori in corso alla Steccaia per sistemare circa 400 metri di argine danneggiato ma, al tempo stesso, ci ha disegnato un quadro preoccupante.

In sostanza, la situazione è peggiore rispetto al 1966, perché sul lato destro del fiume, quello che guarda la città vivono adesso circa ventimila persone, in abitazioni realizzate grazie al vecchio piano regolatore firmato da Alberto Samonà. Nel 1966 queste case non c’erano.

L’evacuazione. Lunedì sera la città ha rischiato un altro 1966. Solo alle 3 di notte, quando i livelli del fiume hanno iniziato a calare, sindaco, prefetto e tecnici hanno tirato un sospiro di sollievo. «Avevamo un piano di emergenza – spiega Bonifazi –. Avremmo avvertito la popolazione con sms e con macchine di servizio con i megafoni. Una fascia di circa 500 metri dall’Ombrone doveva essere evacuata. Avevamo pronti anche dei punti di accoglienza (vicino ai vigili del fuoco, ndr). Per fortuna non ce n’è stato bisogno». In sostanza dovevano essere evacuate tutte le abitazioni a sud di via Brigate Partigiane e viale Mascagni e poi la zona di via Lago di Varano fino al tribunale. Circa ventimila persone. «Purtroppo – spiega ancora il sindaco –, siamo in una situazione anomala, con tante case costruite proprio sotto all’argine della golena. E lunedì notte eravamo a pochi cm dal colmo. Per fortuna che il mare ha accolto l’acqua con un grande abbraccio, che la corrente non ha mai smesso di correre».

Mezza città a rischio. Il rapporto di Grosseto con il suo fiume ha due volti: è un amico, perché porta acqua e fertilità, ma può essere molto pericoloso. Perché sul lato sinistro c’è un’ampia fascia di rispetto, ci sono campi che possono essere allagati. A destra ci sono le case, dal condominio Glicine, alle scuole, a tutta la zona del parco dell’Ombrone. Molte sono state finite da poco. E, stando così le cose, sono tutte a rischio. Lunedì in tanti avevano le valige pronte.

Cosa fare? Il sindaco qualche idea ce l’ha. Ma i fondi devono arrivare da Regione e Stato che, ancora, non considerano l’Ombrone fiume ad alto rischio. Una classificazione che consente, appunto, di avere finanziamenti. «Ogni anno dal 2006 scrivo a Regione e Governo disegnando la situazione a rischio che abbiamo. Il problema è che negli ultimi 40km di alveo spazi ulteriori non ci sono: già c’è un’ampia golena che si allaga con le piene. E poi quando arriva a valle il fiume è già troppo grosso per regimarlo più di così. Servono zone di laminazione (degli invasi di emergenza, ndr) a monte, sugli affluenti, in modo da ridurre l’apporto di acqua. Consentirebbero anche di risolvere molti problemi di siccità estiva, se ben gestiti. Ma ci vogliono i soldi».

L’Ombrone da nord a sud ha numerosi importanti affluenti, da sinistra arrivano Arbia e Merse, da destra Orcia, Farma, Melacce e Trasubbie. Lunedì erano tutti gonfi di acqua. «Anche se non è mio compito ho già organizzato incontri con Regione, Province di Grosseto e Siena e sindaci di Murlo, Monticiano, Civitella e Campagnatico, oltre all’autorità di bacino, all’Aato Ombrone, il Fiora e la Bonifica Grossetana. Abbiamo parlato di questa possibilità. Ma solo se sarà cambiata la classificazione del fiume sarà possibile avere i finanziamenti. Spero che questo grosso rischio abbia convinto la Regione. Del resto meglio spendere adesso qualche decina di milioni di euro per le casse di espansione a monte che alcune centinaia di risarcimento danni in caso di alluvione. Pioverà ancora e quelle case accanto all’argine non mi fanno star tranquillo».

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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